NODE Architetti Architettura come miglioramento della Realtà

Scuola G. Pascoli, Node Architetti, Azzano Decimo

Testo tratto dall’intervista con NODE Architetti in data 03/03/26

Laddove altri dicono “non si può fare” o “è difficile”, noi cerchiamo sempre la strada per realizzarlo nel miglior modo possibile. Il lavoro del progettista, per noi, è questo.


Come nasce NODE Architetti? Quando? Dove?

Edoardo
NODE Architetti nasce dalla volontà di mettersi in gioco, creando qualcosa di nuovo nel mondo
della progettazione. Abbiamo sempre condiviso la passione per l’architettura e il design,
seguendo gli studi insieme, prima a Venezia e poi a Milano. In tutto il nostro percorso, pur
interessandoci ad aspetti diversi della progettazione, il nostro obiettivo comune è stato sempre
chiaro: aprire uno studio giovane, dinamico, che rompesse gli schemi e andasse oltre le
etichette. Per noi non conta la scala di progetto o la sua tipologia: ciò che ci smuove è la ricerca
di un concept nuovo, di una soluzione progettuale originale e realmente migliorativa.
Dopo alcuni anni di esperienza presso altri studi di architettura, nel 2022 ci siamo sentiti pronti
a dare vita alla nostra idea di studio di progettazione. Abbiamo deciso di aprire in un piccolo
comune come Azzano Decimo, nella periferia di Pordenone: l’idea di portare un approccio
originale e autentico alla progettazione nella terra dove siamo cresciuti, con l’intento di creare
qualcosa di bello, ci è sempre apparsa come una prospettiva avvincente.

Casa F, NODE Architetti, Conegliano (TV), 2024
Casa F, NODE Architetti, Conegliano (TV), 2024

Da chi e/o da cosa traete ispirazione nel vostro lavoro? Avete un mentore particolare?

Erica
Pensiamo che il nostro sia un lavoro dove l’ispirazione arriva quasi sempre in maniera laterale,
quasi mai diretta, perlopiù dall’ascolto del contesto. Spesso il concept del progetto scaturisce da aspetti lontani dal mondo dell’architettura o del design. Per noi il progetto è un mezzo per perseguire il miglioramento di uno stato di fatto: quando un cliente ci contatta e ci richiede di migliorare qualcosa del proprio contesto, basandoci su tale richiesta dobbiamo formulare una risposta che sia necessariamente migliorativa rispetto al punto di partenza. In questo senso la nostra ispirazione arriva dal contesto. E quando osserviamo il contesto cerchiamo sempre di andare oltre i filtri dell’architetto, di utilizzare uno
sguardo quanto più ampio. Se dobbiamo progettare una scuola, ad esempio, non ci limitiamo
a sommare tra loro le funzioni richieste all’interno di uno spazio, ma guardiamo prima a quelle
che sono le necessità, le richieste, non solo degli alunni, ma di tutta la comunità in cui il progetto
dovrà inserirsi. Il nostro lavoro non consiste nella ricerca di un sensazionalismo a tutti i costi, di qualcosa di mai visto. Consiste, piuttosto, in una costante osservazione di ciò che ci circonda, di quello che
altri hanno realizzato, cercando di coglierne il processo, il ragionamento, reinterpretandolo,
innovandolo, adattandolo ogni volta al contesto, cercando di aggiungere un contributo
personale ed autentico. Per noi, quindi, non c’è un vero e proprio mentore, ma sono di grande
ispirazione tutti gli studi giovani, dinamici, che hanno iniziato il loro percorso qualche anno
prima di noi e con i quali condividiamo un modo di “vedere” la progettazione.


Qual è stato il vostro primo incarico come NODE Architetti?

Erica
Parlavamo di scuole: il nostro primo incarico significativo è stato proprio un edificio scolastico.
Poco dopo l’apertura di NODE Architetti abbiamo vinto il concorso FUTURA – La Scuola per
l’Italia di Domani per l’area di Cinto Caomaggiore. È stato un concorso in cui abbiamo investito
tutte le nostre risorse iniziali, perché sapevamo che un progetto del genere ci avrebbe dato la
possibilità di intervenire su un luogo conosciuto (si tratta della scuola primaria che ha
frequentato Erica da bambina). Vincere un concorso così importante dopo aver appena avviato
lo studio per noi ha rappresentato una sfida notevole, che abbiamo affrontato con la nostra
filosofia fin dal primo momento: è stata un’occasione fantastica per apportare un
miglioramento significativo alla scuola stessa e, contemporaneamente, a tutta la comunità.
Siamo contenti che il primo progetto che ci ha dato visibilità come NODE Architetti sia scaturito
da un concorso: riteniamo che il mondo dei concorsi dia ottimi risultati in quanto si può sempre
spingere la progettazione un po’ oltre, senza la paura di essere giudicati dalle esperienze
pregresse.

Scuola primaria G. Pascoli, NODE Architetti, Cinto Caomaggiore (VE), 2023
Scuola primaria G. Pascoli, NODE Architetti, Cinto Caomaggiore (VE), 2023

In cosa consiste il progetto MĀNDI a Marrakech? Come avete integrato la cultura del Friuli Venezia Giulia con quella locale?

Edoardo
MĀNDI è stata la nostra prima esperienza di lavoro all’estero. Si tratta di un Italian Boutique
Riad, ovvero del primo tentativo di realizzare una piccola struttura alberghiera che unisse la
cultura marocchina e quella italiana. I committenti, in parte italiani e in parte marocchini, ci
hanno richiesto di progettare un luogo di accoglienza di alto livello nella medina di Marrakech,
dove il visitatore potesse sentirsi proiettato in un crocevia culturale. La storia della città è ricca di incroci tra culture diverse, come quella berbera e quella araba: abbiamo quindi voluto riprendere questo tema, già spinto dalla volontà della committenza. Per ottenere questo risultato sono stati fondamentali i viaggi-sopralluogo, Friuli-Marrakech andata e ritorno, andata e ritorno: un andirivieni fisico e mentale, che ci ha fatto percepire i punti di incontro tra le due culture. Da qui scaturisce l’intero concept di progetto: il minimo comun denominatore tra le due culture è il tema dell’accoglienza, del saluto. Mandi, per il friulano, una sorta di “raccomandazione” verso Dio per la persona che si saluta, e il termine Salam per il marocchino, dal significato simile. Due parole con un significato così vicino, che vengono proferite migliaia di volte al giorno, in terre così lontane. Siamo partiti da questo, da un logo, da un’identità. Il resto, gli spazi, i dettagli, le lavorazioni, sono solo una conseguenza.

MĀNDI, NODE Architetti, Marrakech, 2024 - 2025
MĀNDI, NODE Architetti, Marrakech, 2024 – 2025


Come nasce l’idea per la Scuola Primaria G. Pascoli, progetto vincitore del concorso FUTURA?

Erica
Siamo partiti da una situazione di vantaggio: conoscevamo bene il luogo, trattandosi, almeno
per una di noi, della scuola della propria infanzia. Sapevamo bene quali fossero i punti di
debolezza e i punti di forza della struttura esistente. Questo ci è servito molto nella fase iniziale,
durante la ricerca di un concept, di una risposta progettuale che fosse il più efficace possibile.
Per un piccolo comune come Cinto Caomaggiore (circa 3000 abitanti), l’arrivo di un
finanziamento come quello del PNRR ha rappresentato un’occasione irripetibile. Abbiamo fin
da subito colto l’importanza di sfruttare il budget a disposizione nella maniera più esaustiva
possibile, non guardando solo alle funzioni scolastiche, ma all’influenza del progetto su tutto il
territorio. L’idea alla base del progetto è stata quella di dar vita ad un edificio realmente funzionale ed
accogliente per la crescita degli alunni, a misura di bambino. Gli spazi sono stati pensati a
partire da logiche di socializzazione, di aggregazione, con luoghi più tranquilli e altri più vivaci,
dove gli alunni possano vivere al meglio tutti i momenti della giornata didattica. Non solo aule
per lezioni frontali quindi, ma grande cura negli spazi per le attività di relazione informale.
Abbiamo poi voluto mescolare spazio interno e spazio esterno: niente più scuole introverse,
dove gli alunni perdono la concezione del tempo che passa, ma ambienti interni in continua
relazione con ciò che accade fuori: la luce che cambia, le stagioni che si susseguono, il tempo
che passa, sono tutti elementi di progetto tanto quanto le murature. Rientrano in questa logica
le aperture delle aule e degli spazi comuni, la scelta delle alberature differenziate per “zone”,
l’inserimento di vasche piantumate nelle facciate e di un giardino pensile. Come dicevamo prima, inoltre, abbiamo voluto spingerci oltre quello che era richiesto: perché investire così tanto in termini economici e di tempo, per realizzare solo una scuola? Le attività scolastiche durano poche ore al giorno, ma un comune così piccolo ha bisogno di spazi anche per altre attività: per questo abbiamo inserito un auditorium che possa essere utilizzato sia per attività didattiche che, durante gli orari extra-scolastici, per eventi aperti a tutti. In questo modo l’edificio si apre, vive 24 ore al giorno anziché 8, riuscendo a coniugare più esigenze allo stesso tempo, rendendo usufruibili gli ambienti nel migliore dei modi. La scuola si articola quindi in 10 aule didattiche, relativi laboratori, un ampio spazio esterno e, al centro, un auditorium, che diventa un vero e proprio spazio “principe” di aggregazione. Per gli spazi sono stati studiati anche i colori, che favoriscono determinati comportamenti piuttosto che altri: in alcune zone i colori favoriscono la tranquillità e l’apprendimento, mentre in altre favoriscono il gioco e lo svago.

Scuola primaria G. Pascoli, NODE Architetti, Cinto Caomaggiore (VE), 2023
Scuola primaria G. Pascoli, NODE Architetti, Cinto Caomaggiore (VE), 2023

Abbiamo visto che vi occupate sia di progetti di design, che di progettazione residenziale e commerciale, avete un ambito che vi interessa maggiormente?

Edoardo
Ricollegandoci a quello che dicevamo prima, il nostro modus operandi prescinde dalla scala di
progetto. Il nostro approccio di base non cambia, sia che progettiamo una scuola, sia che
progettiamo un tavolo. Partiamo sempre da una domanda iniziale, da una problematica a cui
dobbiamo dare la migliore risposta possibile. In questo senso ci interessa poco il “cosa”, quello
che dobbiamo progettare. Piuttosto diamo priorità alle sfide progettuali che riteniamo più
interessanti, ovvero quelle ambiziose. Laddove altri dicono “non si può fare” o “è difficile”, noi
cerchiamo sempre la strada per realizzarlo nel miglior modo possibile. Il lavoro del progettista,
per noi, è questo. Ovviamente non facciamo tutto questo stando “chiusi” nel nostro studio, ma
ci interfacciamo ogni volta con artigiani, maestranze, in generale con persone esperte, con cui
cerchiamo di volta in volta di instaurare un processo virtuoso, per riuscire a conseguire il
risultato finale. Per noi è impossibile pensare ad un progetto che termini ad un certo punto del percorso: se progettiamo un edificio, il nostro percorso comincia con la ricerca del concept, ma non può
finire, per esempio, con la tinteggiatura dei muri. Siamo sempre portati ad andare oltre, a
disegnare le finiture su misura, gli arredi che andranno a riempire quegli spazi. Per questo ci
occupiamo di tutte le scale del progetto: riteniamo che il bravo progettista non possa fermarsi
alla definizione di uno spazio, ma debba prevederne anche l’utilizzo, la vita al suo interno.

BIANCO, NODE Architetti, Marrakech, 2024
BIANCO, NODE Architetti, Marrakech, 2024

Quale progetto vi ha dato più soddisfazione?

Edoardo
Mandi e la scuola G. Pascoli sono due lavori molto ambiziosi, e riteniamo di aver centrato
l’obiettivo, quindi ci hanno dato indubbiamente grandi soddisfazioni. Ma forse, il progetto che ci ha dato più soddisfazione è una ristrutturazione di un appartamento in un centro storico della provincia di Treviso. Entrando nel palazzo signorile, per la prima volta, siamo rimasti colpiti in negativo da come erano stati trattati gli spazi interni dell’appartamento. I proprietari, che volevano realizzare l’appartamento per la figlia e il nipote, ci hanno lasciato ampia libertà di esprimerci, con l’obiettivo di ridare valore ad un contesto così significativo. Anche in questo caso siamo partiti dall’ascolto, sia del contesto, sia delle esigenze della committenza. Attraverso un dialogo con i genitori, siamo riusciti a cogliere le esigenze e i gusti delle persone che avrebbero poi vissuto quegli spazi. La soddisfazione più grande è stato
vedere lo stupore della figlia dei committenti quando è entrata per la prima volta
nell’appartamento, a lavori ultimati, dopo mesi di progettazione e di cantiere. Eravamo riusciti
a cogliere l’essenza di ciò che desiderava e ad andare oltre, ad offrire una soluzione realmente
originale e migliorativa. Quindi, se da un lato i progetti più grossi danno una certa soddisfazione, quelli a scala inferiore, dove si ha un contatto più diretto con la committenza, lasciano una traccia più profonda dal punto di vista umano.

A cosa state lavorando ora?

Erica
Siamo quasi alla fine del cantiere della scuola G. Pascoli, quindi non possiamo ancora cantare
vittoria, ma dobbiamo continuare a lottare. Parallelamente stiamo portando avanti alcuni progetti di ristrutturazione residenziale e non, tra cui uno per il riuso di un grande complesso produttivo dismesso, in provincia di Treviso. La sfida progettuale è quella di realizzare un hub per imprese tecnologiche all’avanguardia. Ma forse il progetto che ci ha occupato più tempo e risorse negli ultimi mesi è stato proprio il nostro studio. A breve termineremo i lavori di ristrutturazione di uno locale ad Azzano Decimo,
dove abbiamo “cucito” sulle nostre esigenze uno studio di architettura che ci accompagnerà
nei prossimi anni. Non vediamo l’ora di concluderlo e inaugurarlo, per aprire una nuova pagina
di NODE Architetti.


Cosa vi augurate per il futuro?

Edoardo
La speranza è quella di poter continuare a interpretare l’attività di progettazione come abbiamo
sempre fatto, senza sensazionalismi, ma con un approccio concreto e di qualità al progetto.
Cercheremo di farci conoscere sempre più sul territorio, da una platea sempre più ampia, con
progetti sempre più interessanti ed ambiziosi, che possano realmente essere apprezzati e che
generino un processo virtuoso. Come diciamo sempre: THINK BIG, DESIGN BIGGER


Fonti:
NODE Architetti

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