Testo tratto dall’intervista con Debora Bearzi in data 20/01/2025.
Mi piace e voglio progettare degli spazi che abbiano un impatto sulla vita di chi vive, con un’attenzione in particolare alla funzionalità e all’estetica.
Come nasce la tua passione per l’architettura? Quando? Dove?
La mia passione per l’architettura è nata un po’ per gioco e un po’ per curiosità, sin dall’adolescenza. Ho sempre avuto un’attenzione particolare per gli ambienti in cui si vive, anche in quelli semplici, che influenzano la quotidianità e il benessere della persona. Da adolescente ho iniziato ad immaginare come avrei potuto aiutare le persone nei luoghi comuni, ispirandole e potendo raccontare le loro vite.
Partendo dalla mia cameretta o dalla casa dei miei genitori, mi ricordo che sperimentavo gli spazi spostando gli arredi qua e là periodicamente. Questo percorso si è consolidato attraverso gli studi delle scuole superiori, infatti scelsi l’Istituto d’Arte Giovanni Sello di Udine, dove negli ultimi tre anni di specializzazione proseguii con l’indirizzo di architettura e arredo. È una scelta che rifarei altre mille volte, perché in questi anni ho potuto sia consolidare la mia passione, gettare solide basi e fondamenta, per questa mia passione è poi diventato il mio lavoro.

Da chi e/o da cosa trai ispirazione nel tuo lavoro? Hai un mentore particolare?
Durante i miei studi universitari mi ha sempre affascinato l’architettura di Mies van der Rohe, di Meier e di Frank Lloyd Wright, sia per la loro filosofia di pensiero sia per la composizione delle loro opere.
Formandomi, però, ho trovato un mio approccio all’architettura, focalizzato sulla creazione di spazi funzionali, accoglienti e stimolanti, con l’obiettivo di offrire delle esperienze uniche alle persone che mi contattano. Questo approccio l’ho trovato attraverso un’intesa con la committenza: mi piace creare sin da subito empatia mediante l’ascolto, strumento essenziale per rispondere alle esigenze che il committente mi chiede.
D’altra parte, mi piace essere un po’ contagiata o ispirata dai miei coetanei, seguo molti architetti attraverso i social, penso che la nostra generazione di 30 enni, sia quella degli architetti del futuro.

Qual è stato il tuo primo incarico?
Il primo incarico veramente costruttivo è stata la realizzazione di una Parete studio attrezzata su misura per degli amici, in provincia di Udine. È stata una vera e propria sfida: i primi approcci con i clienti, (anche se amici), le prime esposizioni delle mie idee, il primo contatto con i fornitori e la gestione completa di un’opera; dall’idea nella mia testa, ai disegni in bozza, il modello 3D, gli esecutivi per il falegname, fino direzione lavori e le fasi di montaggio.
Questo progetto mi ha riempita di orgoglio e soddisfazione perché è stato amore a prima vista per i clienti, tanto che non ho cambiato neanche una virgola all’interno della mia proposta iniziale. Sono anche riuscita a unire la funzionalità e l’estetica insieme alle necessità del cliente, oltre che a far dialogare il progetto con l’ambiente circostante, che era quello del loro open space.

Com’è nata la commissione per Salone a Udine?
Anche questo lavoro è nato in modo molto naturale, perché io e la ragazza attualmente titolare del Salone Che Ricci ci seguivamo sui social: io interessata ai suoi consigli sui capelli ricci e lei interessata a consigli sull’architettura e a quello che faccio io. Il tutto è nato con la filosofia che io vado a ricercare nei miei progetti per i clienti.
Questa ragazza era riuscita ad acquistare un locale in affitto e insieme abbiamo potuto costruire il suo sogno di aprire un Salone di ricci, l’unico in provincia di Udine. Lo spazio che aveva acquistato lo abbiamo completamente stravolto. Abbiamo dismesso tutte le attrezzature e tutto l’arredo precedente e, partendo da una tela bianca, siamo riuscite a creare quello che lei voleva, con nuove finiture e nuovi arredi. Uno studio ben focalizzato anche sull’illuminazione, una cosa molto importante all’interno di un salone, e lo studio dei colori, scelti in modo tale che potessero dialogare con la sua identity brand.
Il risultato finale è stato fantastico. Lo spazio è luminoso, sofisticato, rinnovato e rispecchia sia le esigenze della committenza sia le esigenze di un cliente, che si trova in uno spazio accogliente e funzionale.

Abbiamo visto che ti occupi sia di progetti commerciali che residenziali, hai un ambito che ti interessa maggiormente?
Ognuno di questi ambiti ha un suo fascino: non mi limito e non ho una preferenza, ma cerco di proporre una mia filosofia in ogni progetto. Ad esempio, nel residenziale mi piace la possibilità di creare degli spazi che diventino un’estensione della personalità i chi poi li andrà ad abitare e creare degli ambienti, dei luoghi, dove sentirsi davvero a casa. Invece, nei progetti direzionali e commerciali trovo molto stimolante andare a studiare delle soluzioni innovative che influenzino positivamente chi lavora al suo interno. La mia filosofia non cambia: in entrambi i casi mi piace e voglio progettare degli spazi che abbiano un impatto sulla vita di chi li vive, con un’attenzione in particolare alla funzionalità e all’estetica.

In cosa consiste il format su Instagram “Rubrica del Venerdì”?
La “Rubrica del Venerdì” è nata come uno spazio per condividere il mio mondo professionale e il mio modo di lavorare, in una maniera molto semplice e accessibile. Parlo di temi legati all’architettura ma anche al design, quindi di cose sia pratiche che tecniche, dando spunti di riflessione. (LE MAGICHE TIPS DI INSTAGRAM CHE TUTTI ADORANO). È un’occasione per dialogare con chi mi segue, rispondere a curiosità e mostrare come L’ARCHITETTURA possa trasformare gli spazi, migliorando la vita di chi li vive. Credo che la condivisione sia una parte fondamentale del mio lavoro, e i social offrano un canale straordinario per farlo.
Pensi che conciliare architettura e social sia efficace? Se sì, in che modo?
Sì, conciliare architettura e social è assolutamente efficace perché mi permettono di raccontare il mio lavoro a 360°, in modo molto diretto e autentico, perché sono io che racconto; raggiungendo persone che forse non avrebbero mai pensato all’architettura come qualcosa di vicino a loro.
Il mio profilo Instagram e il mio sito web sono la mia vetrina, che a me piace gestire e curare in prima persona: mi permettono di far conoscere il mio approccio progettuale, basato sull’empatia e sulla personalizzazione degli spazi, e di entrare in contatto con delle persone che condividono la mia stessa visione. Inoltre, mi consentono di mostrare tutti i processi che ci sono dietro ogni progetto, dalle prime idee, la realizzazione, fino alle fasi di cantiere, mettendo in luce quanto sia importante personalizzare gli spazi in base alle esigenze di chi li vive. Posso creare una community e posso trasportare a loro i miei valori e quello che credo l’architettura possa fare.
Quale progetto ti ha dato più soddisfazione?
Non ho un progetto che mi ha dato una soddisfazione più grande di altri. Probabilmente dovrà ancora arrivare e io sono pronta a nuove sfide.
Ogni progetto, che sia residenziale, direzionale, commerciale, prende un pezzetto di vita. Come sempre dico, tra me e il cliente, l’uno entra a fare parte della vita dell’altro, anche perché ci sono tanti mesi che si passano a contatto, dalla fase progettuale a quella cantieristica. Talvolta ci si affeziona e si creano anche delle amicizie, come nel caso del Salone di Udine. Quindi, oltre che un percorso lavorativo, diventa anche un percorso di vita che si condivide.

A cosa stai lavorando ora?
Al momento sto seguendo diversi progetti, tra cui due ristrutturazioni residenziali, un appartamento e una casa singola. Parliamo di ristrutturazioni pesanti, con interventi di rifacimento completo degli impianti; seguo completamente io tutto l’iter: dal rilievo, la progettazione, la documentazione burocratica per il comune e catasto, la direzione lavori e se richiesto anche la parte di arredamento e finiture.
Ogni progetto è una sfida unica, perché va cucito su misura sulle esigenze dei clienti, ma anche sullo stato di fatto del fabbricato o dell’appartamento in cui ci si trova. Quando si inizia un progetto è sempre un po’ un vaso di Pandora: quando lo si apre non si sa mai cosa si trova. Si può aver pensato alle soluzioni più fantastiche per poi doversi limitare a fare qualcosa di più semplice perché struttura e impianti non lo consentono.
Mi piace affrontare sempre ogni incarico in modo molto curioso e determinato, trovando soluzioni innovative e funzionali, in linea con le esigenze del cliente e della casa o della struttura in cui si deve intervenire.

Cosa ti auguri per il futuro?
Per il mio futuro mi auguro di continuare così. Di poter crescere sia in ambito professionale sia personale. Imparare nuove cose, sperimentare e avere degli obiettivi sempre più alti. Inoltre, mi piacerebbe poter espandere il mio lavoro e il mio studio anche oltre i confini locali, arrivando in tutta Italia, anche perché ho attivato dei servizi di consulenza online, molto semplici e presenti sul sito. E perché no, mi piacerebbe anche poter arrivare all’estero, espandendo la mia visione e la mia filosofia.

Fonti:
Debora Bearzi
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