orizzontale architettura come sistema aperto

Il team di orizzontale, composto da: Jacopo Ammendola, Juan López Cano, Giuseppe Grant, Margherita Manfra, Nasrin Mohiti Asli, Roberto Pantaleoni, Stefano Ragazzo.

Testo tratto dall’intervista con orizzontale in data 10/04/2024.

L’Architettura è come un film senza pellicola


Come nasce orizzontale? Quando? Dove?

Juan
Parlando delle origini di orizzontale dobbiamo tornare indietro ai tempi dell’università, durante gli ultimi esami, ci siamo resi conto della situazione in Europa riguardante i collettivi: alcuni gruppi avevano iniziato a lavorare sempre di più per e con la comunità, occupandosi degli spazi pubblici e collaborando con diverse realtà, il loro lavoro si situava tra l’artistico e l’architettonico, e ciò ci ha affascinato molto, soprattutto per la spinta pratica e concreta.
Abbiamo avuto l’opportunità di utilizzare dei cartoni già impiegati come supporti per una mostra alla “Casa dell’Architettura” a Roma e li abbiamo riutilizzati per “arredare” e modificare il “senso” di quattro marciapiedi di Via del Giussano, nella stessa città; da lì sono nati una serie di progetti che ci hanno condotto fino al collettivo orizzontale conosciuto oggi.

LE ORECCHIE DI GIUSSANO, orizzontale, Roma, 2010
LE ORECCHIE DI GIUSSANO, orizzontale, Roma, 2010

Da dove deriva il nome del vostro collettivo?

Juan
Il nome del nostro collettivo deriva dalla natura dei nostri oggetti di ricerca, che si concentrano sullo spazio pubblico e gli spazi esterni; la “superficie d’appoggio” e d’osservazione primaria di questo ambito è la “superficie orizzontale”, da cui abbiamo tratto il nome del collettivo.
Questo termine riflette anche il nostro approccio alla gestione e al rapporto interno del gruppo, che è caratterizzato da una modalità orizzontale.
Giuseppe
Fin da subito, sia per inclinazione naturale che per scelta consapevole, si è manifestata una chiara propensione verso un approccio orizzontale nella gerarchia e nel sistema di governance da noi adottato, non solo nel contesto della produzione urbana, ma anche nella concezione stessa della città come sistema orizzontale; cercando di evitare qualsiasi forma di gerarchia sia all’interno del nostro gruppo di lavoro che nel modello di gestione degli spazi creativi.

Gondwana, orizzontale, Terni, 2012
Gondwana, orizzontale, Terni, 2012

Da chi o cosa traete ispirazione per il vostro lavoro? Avete un mentore?

Giuseppe
In Italia molti riferimenti provenienti dall’Europa sono arrivati in ritardo e hanno prima influenzato ambiti non del tutto correlati alle sfere di queste pratiche, che trascendono la mera professione dell’architetto, spingendosi a lavorare sui confini e i margini di essa, assumendo quasi connotazioni artistiche post-dadaiste.
Non abbiamo avuto figure specifiche come mentori, poiché tali temi non venivano affrontati durante il percorso accademico; possiamo dire che le nostre fonti di ispirazione derivano principalmente dalle interconnessioni personali: siamo forse la seconda generazione di europei, i così detti cittadini di Europa e questo ci ha permesso di stabilire varie connessioni con realtà simili alla nostra, contribuendo al nostro sviluppo.
In sostanza possiamo affermare che ci siamo auto-stimolati e continuiamo a farlo per crescere e evolverci.
Juan
Ci sono state realtà importanti che hanno cominciato ad indagare gli stessi temi che ancora oggi cerchiamo di approfondire come collettivo, questi esempi ci hanno ispirato molto nel nostro lavoro iniziale.

Work watching, orizzontale, Roma, 2010
Work watching, orizzontale, Roma, 2010

Qual è stato il vostro primo incarico come orizzontale?

Juan
Il primo incarico, tramite il quale abbiamo manifestato la nostra volontà di fare ricerca e realizzare progetti sperimentali, è stato KIUI, nel 2011.
Possiamo definire KIUI come una serie di azioni: le prime tre effimere, una legata al verde, una al bricolage urbano e l’ultima dedicata agli edifici disabitati, fino ad arrivare alla quarta, nel 2012, che si è tradotta in un workshop con degli studenti di architettura.
Giuseppe
KIUI è l’acronimo di “Kit Interazione Urbana Istantanea” ed è stata una esperienza di auto impiego, abbiamo dovuto scrivere un bando e richiedere un finanziamento europeo, che ci è stato concesso, seppur limitato.
Possiamo considerarlo come il nostro “progetto palestra”, quello che ha aiutato il nostro gruppo a strutturarsi adeguatamente rispetto a sistemi di gestione ancora non del tutto maturi ma che, grazie alle varie esperienze passate insieme, hanno creato delle sinergie che hanno reso possibile il gruppo di lavoro attuale: un modello di lavoro dinamico, che ci permette di variare in base ai nostri cambiamenti e interessi.
Juan
Un altro aspetto importante di KIUI è che uno dei suoi obiettivi è quello di creare una rete tra diverse realtà romane, promuovendo la collaborazione; questo è stato reso possibile grazie al finanziamento iniziale di KIUI.

KIUI, orizzontale, Roma, 2011-2012
KIUI, orizzontale, Roma, 2011-2012

Potete parlarci della vostra esperienza alla Biennale di Architettura 2023?

Giuseppe: È stato un grande piacere e onore farne parte, siamo stati invitati dalla curatrice della Biennale di Architettura del 2023, Lesley Lokko, che ci ha invitati a presentare una proposta di ricerca.
Questo ci ha permesso di rimetterci in discussione sui temi da noi trattati.
Il tema principale riguarda il nostro approccio alla progettazione degli spazi pubblici, sia come individui che come progettisti.
La proposta da noi portata si è concentrata su una domanda aperta: “How to build public space? How do we deal with public space?”, questo ha generato risposte personali e stimolanti.
Durante la Biennale, abbiamo elaborato ulteriormente le idee emerse da questa fino a che il tema attorno alla domanda iniziale è diventato “Sexy assembalge”, una ricerca sulle varie combinazioni e differenze che danno forma a quello che noi percepiamo e definiamo come spazio pubblico, sia fisicamente che socialmente.
Sexy Assemblage tratta della bellezza e della seduzione delle differenze, che possono collidere o coincidere, riflettendo sul ruolo dell’architetto come mediatore.
Juan
L’installazione si articola in due parti distintive: la prima è rappresentata dalla gradinata che mostra una fusione di vari progetti come “Civico Civico” e “Work Watching”, la gradinata si collega alla pavimentazione che si estende anche sulla parete, elementi evidenti ed evocativi dei nostri progetti spiccano nell’installazione, che si propone come una riflessione sulle interazioni tra le nostre installazioni e sul significato che hanno avuto nel contesto.
La seconda parte dell’installazione è il “Tavolo dei tavoli”, composto da una serie di tavoli smontabili e movibili, questo spazio è stato anche concepito come un luogo di laboratorio o di sosta, essendo uno dei pochi luoghi adatti per tali attività.
L’installazione vuole reinterpretare in modo spaziale il tema proposto.
Giuseppe
Il “Tavolo dei tavoli” era concepito come uno spazio versatile, aperto all’utilizzo con poca prescrizione e molta interpretazione da parte dei visitatori.
Nell’installazione vi era una gigantografia di un’immagine realizzata da Lukas Hamilcaro, la quale seguiva una costruzione narrativa che rifletteva il nostro lavoro: partendo dalla città e valorizzando il suo lato più “riot“, quello delle proteste; una città che rivendica sé stessa e il suo diritto allo spazio pubblico.
In realtà abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla Biennale per tre edizioni: la prima è stata quella più recente, con un invito diretto dalla curatrice, la seconda è stata una collaborazione con il Padiglione Italia, dove abbiamo proposto un progetto in partnership con La Rivoluzione delle Seppie, la terza è stata particolarmente speciale: abbiamo “vinto” il Leone d’Oro.
Il progetto era nato alcuni anni prima e, grazie alla vincita di un bando, abbiamo potuto collaborare con Decolonizing Architecture per progettare e organizzare un’installazione presentata alla Biennale, che alla fine ha ottenuto il riconoscimento, quindi, possiamo dire che è stata una vittoria di gruppo! (Ride)
Infine, ci teniamo a menzionare il nostro impegno per un utilizzo etico e virtuoso dei materiali: quando abbiamo partecipato ci siamo mobilitati per contattare varie associazioni, in particolare Rebiennale, un’organizzazione che si occupa di recuperare i materiali delle Biennali e di riciclarli, la quale si è occupata dei nostri materiali.
La prima installazione è stata collocata in una palestra popolare a Venezia, mentre la seconda è stata donata alla Cartiera di Belluno, un centro sociale e culturale.

Sexy Assemblage - The Danger and Seduction in Juxtaposing Differences that May Clash, orizzontale, Biennale di Venezia, Venezia, 2023
Sexy Assemblage – The Danger and Seduction in Juxtaposing Differences that May Clash, orizzontale, Biennale di Venezia, Venezia, 2023

Potete raccontarci la storia di VUOTO? Lo spazio pubblico transmediale nato dalla collaborazione con ATTO?

Juan
VUOTO è un progetto che ha preso forma durante la pandemia, nato dalla necessità di dare vita a tutto il materiale creativo accumulato durante quel periodo: disegni, testi e riflessioni
Volevamo trovare un modo per non perdere tutto questo e per esplorare un’area di ricerca che ci ha sempre affascinato come collettivo: l’editoria.
Uno dei nostri membri, con sede a Milano, aveva dei contatti con ATTO; abbiamo proposto loro di raccogliere questo materiale e trasformarlo in una rivista, e la loro reazione è stata entusiasta.
Così è nato “VUOTO 1 VERTIGO”, prodotto nei locali di ATTO: la rivista raccoglie pensieri, suggestioni, interviste, disegni e ogni altro tipo di materiale creativo nato durante la pandemia.
Il primo numero è stato pubblicato alla fine del 2019 e ad oggi ne sono stati pubblicati 5, la prima edizione è stata auto-prodotta e contiene principalmente i nostri contenuti originali.
Giuseppe
VUOTO è un progetto, al momento, autofinanziato di ricerca che vuole creare contenuti di distribuzione culturale.
Juan
Seguendo la stessa logica delle nostre riviste autoprodotte, abbiamo deciso di realizzare una mostra che ha avuto già due sedi espositive: la mostra “Piazze. Fenomenologia dell’inatteso”, che coincide anche con il numero “VUOTO 5 PIAZZE” della rivista.
Quindi, possiamo dire che VUOTO è anche un contenitore di ricerca in questo senso: il progetto ha avuto vari sviluppi, come ad esempio i talk; si tratta di un ambiente in cui orizzontale entra in dialogo con professionisti dell’arte, dell’architettura, della fotografia e di altre discipline connesse ai temi trattati in ciascun numero di VUOTO.

VUOTO 3 FESTA, orizzontale, Roma, 2021 (con ATTO)
VUOTO 3 FESTA, orizzontale, Roma, 2021 (con ATTO)

Come nasce l’idea di 8½, il teatro mobile vincitore del premio YAP MAXXI 2014?

Giuseppe
8 ½ è stato uno dei nostri primi progetti, risalente al 2014, ed è uno di quei progetti che definirei fondamentale per il nostro processo di autoconsapevolezza; è stato un momento cruciale in cui ci siamo trovati a riflettere su chi volevamo essere, su quali fossero i nostri obiettivi e su come volessimo orientare il nostro futuro professionale.
La vittoria del premio MAXXI ci ha offerto una rilevante visibilità internazionale, considerando che il MAXXI è uno dei musei di architettura più prestigiosi del XXI secolo in Italia.
8 ½ è stato concepito come una riflessione sulle molteplici nature dello spazio pubblico; nonostante il nome possa rievocare il celebre film di Fellini, in realtà il progetto ha preso questo nome perché il teatro mobile misura 8 ½ metri in altezza e venti metri in larghezza.
Si tratta di una struttura teatrale che nasconde un backstage, il quale simboleggia lo spazio pubblico inteso come palcoscenico, il nostro interesse si concentra su questa duplice natura dell’utilizzo dello spazio pubblico.
Juan
8 ½ è emerso come parte del nostro processo creativo in un momento in cui stavamo esplorando il concetto di soglia. È una struttura abitata che gioca con il concetto di visibilità e invisibilità: da un lato, c’è un balcone che offre una vista su una delle parti del teatro mobile, mentre dall’altro c’è un muro fatto di materiali riciclati raccolti durante la costruzione dell’installazione.
Questa struttura vuole essere una soglia abitata, ma anche un palcoscenico, un luogo sia per eventi eccezionali che per la quotidianità, una dualità che rispecchia i nostri interessi di ricerca in quel momento.
Il concorso richiedeva un luogo che potesse ospitare eventi, ma che fosse anche adatto alla vita quotidiana, una sfida che risuonava con la nostra ricerca in corso.
Per noi, 8 ½ rappresentava una svolta significativa, passando da progetti di autoproduzione e commissioni di piccola scala a un’installazione con una visibilità internazionale.
All’interno di questo progetto c’è stata anche la parte laboratoriale dove abbiamo anche coinvolto gli studenti in workshop durante i quali abbiamo costruito parti dell’installazione, riciclando materiali vari.
In definitiva, 8 ½ è stato un progetto completo attraverso il quale abbiamo inserito riflessioni e questioni che ci interessavano e che ancora oggi sono al centro del nostro lavoro.
Giuseppe
8 ½ è una sorta di macchina per lo spazio pubblico, progettata per stimolare interazioni.
È un dispositivo sia attivo che passivo che crea una varietà di situazioni possibili per l’utilizzo dello spazio pubblico del museo MAXXI, il quale può essere definito uno spazio ibrido.
Questo progetto ha avuto origine da YAP, un concorso per giovani architetti promosso dal MAXXI, che oggi è stato ribattezzato Next.

8½, orizzontale, Roma, Museo MAXXI, 2014
8½, orizzontale, Roma, Museo MAXXI, 2014

Quale progetto vi ha dato più soddisfazione?

Giuseppe
È una domanda molto impegnativa perché la risposta varia molto da persona a persona.
Personalmente, ritengo che sia più significativo riflettere su quali temi di ricerca ci hanno portato maggiore soddisfazione: spesso sono le esperienze personali a lasciare un’impronta duratura, indipendentemente che si tratti di esperienze positive o negative.
Juan
È un po’ come scegliere il figlio preferito (ride), ma sicuramente ci sono stati progetti importanti, come
8 ½, che hanno attraversato processi di sviluppo complessi e ci hanno permesso di imparare e crescere.
Tuttavia, a volte anche progetti più piccoli, realizzati in meno tempo, possono darci molta soddisfazione: nonostante la loro brevità, possono portare alla creazione di una bella comunità o di workshop coinvolgenti, rendendoli esperienze gioiose, specialmente quando si vedono i risultati.

Villa Figulinas, orizzontale, Sardegna, 2016
Villa Figulinas, orizzontale, Sardegna, 2016

A cosa state lavorando ora?

Giuseppe
Attualmente stiamo concentrando le nostre energie su diverse iniziative: una delle più significative è la nostra vittoria nel concorso dei Fori Imperiali a Roma, un traguardo di grande importanza che prevede la realizzazione di un anello pedonale archeologico nell’area monumentale centrale di Roma, insieme alla pedonalizzazione delle zone circostanti e alla sperimentazione temporanea della pedonalizzazione di Via dei Fori Imperiali.
Inoltre, siamo impegnati in un progetto di recupero di un ex oratorio a Cosenza, collaboriamo con Aprilia per il progetto “Prossima apertura” e ad un progetto mirato alla pedonalizzazione e alla funzionalizzazione del paese per renderlo più accessibile.
Parallelamente, lavoriamo anche su progetti accademici e di formazione con diverse università.
Grazie alla nostra numerosa squadra, siamo in grado di affrontare questa varietà di progetti con dedizione e passione.

Prossima apertura, orizzontale, Venezia Padiglione Italia, 2021
Prossima apertura, orizzontale, Venezia Biennale Padiglione Italia, 2021

Cosa vi augurate per il futuro?

Juan
Sicuramente speriamo in una lunga vita! (ride)
Ci auguriamo continuità nelle nostre attività e tante altre soddisfazioni!
E naturalmente desideriamo avere il tempo necessario per sperimentare e progettare al meglio.
Giuseppe
Di affrontare le difficoltà in modo corale e concordato, poiché possiamo dire che tra tutte le soddisfazioni che abbiamo avuto, una delle maggiori è stata rimanere un gruppo solido nel corso degli anni; quindi, speriamo di poter continuare a essere questo gruppo in diverse forme!

YAM, orizzontale, Orto botanico di Roma, 2021
YAM, orizzontale, Orto botanico di Roma, Roma, 2021

Fonti:
orizzontale

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