Matrice Architetti architettura come dialogo

Cinema Garibaldi di Amatrice

Testo tratto dall’intervista con Matrice Architetti in data 16/09/26

Il nostro principale ambito di interesse è, prima di tutto, l’architettura. Possiamo ricercarla in una piccola ristrutturazione privata, in una fontana pubblica o in una grande piazza: ciò che ci interessa è individuare, ogni volta, quell’elemento capace di trasformare un semplice intervento in un vero progetto di architettura.


Come nasce Matrice Architetti? Quando? Dove?

Matrice Architetti nasce nel 2022 ad Aversa, in provincia di Caserta, dall’incontro e dalla somma delle esperienze di Costantino Diana, Giuseppe Diana, Lorenzo Maggio, Giuseppe Parisi e Raffaele Semonella, professionisti che già operavano nello stesso ambito e condividevano una particolare attenzione alla ricerca architettonica attraverso i concorsi di progettazione. Il concorso ha rappresentato per noi, sin dall’inizio, uno strumento privilegiato di confronto e di ricerca: uno spazio libero nel quale interrogarsi
sull’architettura, sul paesaggio, sulla forma e sul dettaglio. Con la nascita di Matrice, le differenti esperienze e sensibilità individuali si sono fuse in un pensiero collettivo. Il progetto nasce così attraverso un continuo “dialogo sul progetto”, nel quale ogni visione viene discussa, messa in relazione con le altre e trasformata fino a trovare una direzione comune, spesso più ricca di
quella da cui ciascuno era partito. “Lo studio lavora oggi tra architettura pubblica, residenza, hospitality, spazi commerciali e interior design, sviluppando progetti in cui qualità spaziale, funzionalità, attenzione al dettaglio e sostenibilità convivono in un equilibrio coerente.” Essere ad Aversa, inoltre, non è un fatto casuale. Tutti noi abbiamo radici profonde in questo territorio e viviamo quotidianamente il confronto con la storia, le tradizioni e le trasformazioni della Campania Felix. È un contesto
complesso e stratificato che inevitabilmente entra nel nostro modo di osservare i luoghi e, quindi, di progettare.

Urban Center Metropolitano, Matrice Architetti, Roma, 2024
Urban Center Metropolitano, Matrice Architetti, Roma, 2024

Da chi e/o da cosa traete ispirazione nel vostro lavoro? Avete un mentore particolare?

La nostra principale fonte di ispirazione è senza dubbio la passione per l’architettura e per il progetto. Ci accomuna la convinzione che il lavoro collettivo possa amplificare le capacità e le attitudini di ciascuno: mettere insieme punti di vista differenti ci permette spesso di arrivare a risultati che, singolarmente, sarebbero più difficili da raggiungere. Non abbiamo un unico mentore. Guardiamo con grande attenzione ai maestri dell’architettura del passato e a quelli contemporanei, studiando opere e progetti che hanno segnato o stanno segnando la disciplina. Lo facciamo anche quando non condividiamo pienamente alcune scelte o gli esiti finali, perché crediamo che ogni progetto importante possa offrire una lezione. Per noi, infatti, l’architettura non può essere compresa soltanto attraverso un’immagine o un disegno. Dietro ogni progetto esistono ragioni, relazioni, vincoli, intuizioni e scelte che richiedono di essere approfondite. Anche per questo ritorna un tema per noi fondamentale: il “dialogo sul progetto”, come strumento per comprendere davvero le diverse visioni che compongono un’opera e, allo stesso tempo, per costruire la nostra.


Qual è stato il vostro primo incarico come Matrice Architetti?

Il nostro primo incarico come Matrice Architetti è arrivato in modo molto significativo: siamo risultati vincitori del primo concorso affrontato insieme, quello per il Museo della Città di Amatrice. In quel periodo non eravamo ancora tutti stabilmente operativi nello spazio che oggi condividiamo. Lavoravamo in parte a distanza e le prime riunioni sul progetto si svolgevano tra le nostre abitazioni e lo studio. Proprio durante quel concorso è maturata, ancora prima di conoscerne l’esito, la volontà di
lavorare stabilmente in un unico luogo. Sentivamo l’esigenza di avere uno spazio in cui il confronto sul progetto
potesse avvenire in ogni momento della giornata, attraverso disegni, concept, schizzi e modelli di architettura. Strumenti che per noi non servono soltanto a rappresentare un’idea, ma soprattutto a discuterla, verificarla e farla maturare. In questo senso, il progetto di Amatrice ha rappresentato non solo il nostro primo incarico, ma anche un momento decisivo nella costruzione
dell’identità di Matrice Architetti.


In cosa consiste il progetto per il Museo della città di Amatrice? Cosa significa per voi questo incarico?

Il progetto per il Museo della Città di Amatrice nasce dalla volontà di ricucire una parte della città profondamente segnata dal sisma del duemilasedici, costruendo un nuovo sistema di relazioni tra architettura, spazio pubblico, memoria e paesaggio. Il nuovo museo riprende la presenza dell’ex Cinema Teatro Garibaldi attraverso un volume dal carattere più raccolto, domestico e contemporaneo, fortemente legato alla città attraverso l’uso della pietra arenaria, gli accessi e il rapporto con gli assi urbani. L’edificio dialoga con il Giardino della Memoria e del Ricordo, pensato non come semplice area verde, ma come un vero percorso urbano ed emozionale articolato tra Agorà civica, Giardino e Stanza della Memoria e dell’Arte. Museo e spazio pubblico diventano così un unico luogo di incontro, racconto e riconoscimento per la comunità. Anche il museo è stato immaginato come uno spazio vivo e flessibile, capace di ospitare il plastico della “forma urbis”, attività espositive, laboratori, didattica ed eventi, ma soprattutto come un luogo nel quale cittadini e visitatori possano comprendere la storia di Amatrice e le trasformazioni che hanno preceduto e seguito il sisma. Per noi questo incarico ha un significato particolare perché rappresenta la possibilità di realizzare la prima opera di Matrice Architetti, nata proprio attraverso un concorso di progettazione. Racchiude, in questo senso, una parte importante della nostra filosofia di studio: utilizzare i concorsi come strumento di ricerca e di confronto sull’architettura e avere poi l’opportunità di trasformare quella ricerca, quel pensiero e quel dialogo sul progetto in architettura costruita.

Museo della città di Amatrice, Amatrice (RI), Matrice Architetti, 2023
Museo della città di Amatrice, Matrice Architetti, Amatrice (RI), 2023

Potete raccontarci il progetto per la Riqualificazione della Villa Comunale promosso dal Comune di Noicattaro, classificato al terzo posto del Concorso?

Il progetto per la Villa Comunale di Noicattaro nasce da una riflessione sul rapporto tra la memoria del luogo e la possibilità di restituire alla città uno spazio pubblico contemporaneo. Il punto di partenza è stato leggere la piazza non come un episodio isolato, ma come parte di un sistema di connessioni con il centro storico e con i principali luoghi identitari della città. Abbiamo
quindi lavorato sulle visuali, sui percorsi e sui dislivelli esistenti, riportando lo spazio a una quota sostanzialmente unitaria e recuperando idealmente alcuni caratteri della configurazione ottocentesca della piazza. Un ruolo importante è affidato alla materia. La pavimentazione in chianche e cubetti di pietra di Trani costruisce un disegno unitario e riconoscibile, legato alla tradizione costruttiva pugliese e ai colori del centro storico. Allo stesso modo, il verde non viene considerato come semplice elemento
decorativo, ma come parte dell’architettura dello spazio: filari, alberature ed essenze mediterranee contribuiscono a costruire luoghi di sosta, ombra e relazione. L’obiettivo era soprattutto restituire alla comunità una piazza da vivere, accessibile a tutti e capace di trasformarsi nel tempo. Uno spazio flessibile nel quale possano convivere incontro quotidiano, mercato, eventi, cinema e
teatro all’aperto, musica e attività culturali. Per questo abbiamo cercato un’architettura semplice e misurata, nella quale il progetto non imponesse una forma rigida, ma costruisse le condizioni perché fossero le persone ad appropriarsi nuovamente del luogo.
A questi aspetti abbiamo affiancato i temi della sostenibilità, dell’accessibilità e dell’innovazione, attraverso specie vegetali
mediterranee a basso fabbisogno idrico, riduzione dell’isola di calore, mobilità lenta e sistemi tecnologici integrati nello spazio pubblico. Il terzo posto al concorso è stato per noi un risultato importante, ma soprattutto un’ulteriore occasione per confrontarci con un tema che sentiamo molto vicino: come intervenire nei luoghi della memoria senza cristallizzarli, facendo sì che la storia possa diventare materia per costruire nuovi modi di abitare lo spazio pubblico. È un approccio che abbiamo cercato di avere in tutti i concorsi in cui abbiamo avuto un riscontro in termini di vittoria o piazzamento, come l’Urban Center a Roma, le piazze e gli spazi urbani di Enna, oppure nell’ex lazzaretto di Bologna dove ci siamo confrontati con il tema del social-housing.

Villa comunale di Noicattaro, Matrice Architetti, Noicattaro (BA), 2024
Villa comunale di Noicattaro, Matrice Architetti, Noicattaro (BA), 2024


Abbiamo che vi occupate sia di ambiti privati, che di progettazione pubblica, avete un ambito che vi interessa maggiormente?

Il nostro principale ambito di interesse è, prima di tutto, l’architettura. Possiamo ricercarla in una piccola ristrutturazione privata, in una fontana pubblica o in una grande piazza: ciò che ci interessa è individuare, ogni volta, quell’elemento capace di trasformare un semplice intervento in un vero progetto di architettura. Cerchiamo di portare questa attenzione in tutto ciò che possiamo controllare attraverso il processo progettuale, dalla forma al dettaglio, dai materiali alle relazioni con il contesto. Per noi la scala dell’intervento conta relativamente: ciò che conta davvero è la qualità del pensiero che lo genera. Detto questo, dall’inizio dell’esperienza di Matrice Architetti, nel duemilaventidue, abbiamo trovato un riscontro particolarmente significativo nell’ambito
pubblico. La successione di diversi progetti esecutivi ci ha permesso di strutturare lo studio, consolidare il metodo di lavoro e maturare esperienze molto diverse tra loro. È stato un percorso importante perché ci ha consentito di confrontarci non solo con il progetto in sé, ma anche con la sua concreta fattibilità, con la complessità tecnica e con la responsabilità che comporta lavorare sullo spazio collettivo.

Social Housing ex Lazzaretto, Matrice Architetti, Bologna, 2024
Social Housing ex Lazzaretto, Matrice Architetti, Bologna, 2024

Quale progetto vi ha dato più soddisfazione?

È difficile individuare un solo progetto. Come dicevamo prima, l’architettura può manifestarsi a scale molto diverse e ogni esperienza progettuale, per noi, è in qualche modo conseguenza di quelle precedenti. Ogni progetto lascia qualcosa: un modo diverso di affrontare un tema, una materia, una forma, una relazione con il contesto. Anche quando gli esiti sono molto differenti tra loro, sentiamo che fanno parte di un’unica ricerca, di un percorso continuo in cui ogni lavoro contribuisce a costruire il
successivo. Più che legare la soddisfazione a un singolo progetto, quindi, ci interessa riconoscere questa continuità: un dialogo costante con l’architettura, che cambia scala, linguaggio e strumenti, ma mantiene una stessa tensione verso la qualità del progetto.


A cosa state lavorando ora?

In questo momento siamo impegnati su diversi fronti, tra procedure di gara, concorsi di progettazione e incarichi già in fase di sviluppo, che ci stanno portando a confrontarci con temi e scale molto differenti: caserme, ospedali, musei e attrezzature pubbliche. Tra i lavori già avviati stiamo seguendo un progetto di allestimento per il Museo Campano di Capua e un intervento per il Museo Nazionale d’Abruzzo – MUNDA, a l’Aquila. Parallelamente stiamo lavorando alla realizzazione di un asilo nido a Nola, mentre a breve sarà inaugurato un reparto del Policlinico di Napoli che abbiamo curato nei mesi scorsi nell’ambito di un
appalto integrato risultato vincitore. Siamo inoltre in attesa di avviare il progetto esecutivo del Museo della Città di Amatrice, un passaggio per noi particolarmente significativo perché ci permetterà di accompagnare verso la realizzazione uno dei progetti da cui
ha avuto origine il percorso di Matrice Architetti.


Cosa vi augurate per il futuro?

Per il futuro ci auguriamo soprattutto di riuscire a dedicare sempre più tempo alla ricerca, al confronto e a quel “dialogo sul progetto” che consideriamo parte essenziale del nostro modo di lavorare. Vorremmo continuare a scambiare idee, parlare di architettura e confrontarci con colleghi che stimiamo, mantenendo vivo quell’atteggiamento curioso e appassionato che ci ha accompagnato fin dall’inizio. Ci auguriamo, soprattutto, di non perdere mai quella passione autentica per l’architettura che riconosciamo ogni volta nello sguardo e nelle parole dei maestri che continuano a insegnarci qualcosa. Tra questi c’è sicuramente il Maestro Giuseppe Iodice, dello studio Iodice Architetti, con il quale abbiamo anche il privilegio di condividere la vicinanza degli studi. In fondo, il nostro augurio è continuare a crescere senza perdere il piacere di discutere, mettere in dubbio, approfondire e costruire insieme il progetto, perché è proprio da questo confronto che, per noi, nasce l’architettura. Se dovessimo scegliere una sola parola, probabilmente sarebbe “dialogo”. Il nostro lavoro nasce dal confronto continuo: tra le diverse sensibilità che
compongono Matrice, tra architettura e paesaggio, tra memoria e contemporaneità, tra forma, materia e funzione. La ricerca e la passione sono ciò che alimenta questo processo, ma è attraverso il dialogo che le idee individuali si trasformano in un pensiero condiviso e, infine, nel progetto. Per questo ci piace pensare all’architettura come a un dialogo continuo, che non si conclude mai realmente con un singolo progetto, ma prosegue in quello successivo.


Fonti:
Matrice Architetti

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