STUDIO BOTTER architettura come dialogo (con il contesto)

Palaluxottica, STUDIO BOTTER, Agordo (BL), 2018

Testo tratto dall’intervista con STUDIO BOTTER in data 09/10/26

Perché è proprio nella ricerca continua, nella sperimentazione e nel dialogo tra esperienza e innovazione che troviamo la motivazione per immaginare e realizzare un’architettura sempre nuova, capace di rispondere al presente e di aprirsi alle possibilità del futuro.


Come nasce STUDIO BOTTER? Quando? Dove?

Fondato nel 1951 dal geometra Mario Botter, lo studio opera da oltre settant’anni nel campo della progettazione
architettonica e urbanistica, spaziando dalla scala urbana a quella dell’edificio, fino al design degli interni. Oggi, sotto la
guida degli architetti Andrea e Sandro Botter, prosegue un percorso professionale che coniuga esperienza, competenza
e continua evoluzione della cultura progettuale.

Palaluxottica, STUDIO BOTTER, Agordo (BL), 2018, con Studio Bressan, fotografia di Simone Bossi
Palaluxottica, STUDIO BOTTER, Agordo (BL), 2018, con Studio Bressan, fotografia di Simone Bossi

Da chi e/o da cosa traete ispirazione nel vostro lavoro?

L’approccio dello studio si fonda sull’attenzione al contesto, sulla valorizzazione degli aspetti strutturali dell’edificio, sulla
scelta consapevole dei materiali e sulla ricerca di un equilibrio tra qualità architettonica, sostenibilità ambientale,
energetica e fattibilità economica.


Avete un mentore particolare?

Fin dagli anni universitari, ho sempre subito il fascino di un’architettura essenziale, capace di esprimere molto attraverso
pochi elementi. Mi interessano quei progetti che, dietro un’apparente semplicità formale, celano un pensiero profondo,
una ricerca rigorosa e una cura meticolosa del dettaglio. In questo approccio, l’opera di Ludwig Mies van der Rohe
rappresenta per me un riferimento imprescindibile: un maestro capace di dimostrare come la semplicità non sia una
rinuncia, ma il risultato di un processo di ricerca complesso, in cui ogni elemento trova la propria ragione d’essere.


Qual è stato il vostro primo incarico come STUDIO BOTTER?

Dopo le prime esperienze professionali successive alla laurea, nel 2011 Andrea entra a far parte dello Studio. Il rapporto
consolidato negli anni con un’importante azienda leader nel settore dell’occhialeria apre nuove prospettive progettuali e
offre l’opportunità di affrontare una sfida significativa. Nasce così la prima importante collaborazione tra gli architetti
Andrea Botter ed Emanuele Bressan, da cui prende forma il Palaluxottica di Agordo, progetto insignito del Premio
Architettura Città di Oderzo 2020.
Le prime opere occupano spesso un posto speciale nel percorso di un architetto: sono progetti in cui l’entusiasmo della
scoperta, la libertà di sperimentare e l’assenza di schemi consolidati lasciano spazio a un approccio autentico e istintivo.
Rappresentano una palestra fondamentale, un’occasione per confrontarsi con la complessità del progetto e iniziare a
comprendere la natura sfuggente dello spazio, una dimensione che non si esaurisce nella sua definizione fisica, ma
prende forma attraverso le relazioni, le percezioni e le esperienze di chi lo vive.

Palaluxottica, STUDIO BOTTER, Agordo (BL), 2018, con Studio Bressan, fotografia di Simone Bossi
Palaluxottica, STUDIO BOTTER, Agordo (BL), 2018, con Studio Bressan, fotografia di Simone Bossi

In cosa consiste il progetto Bivacco Fanton?

Il Bivacco Fanton è uno studio progettuale realizzato nell’ambito di un concorso per la realizzazione di un bivacco d’alta
quota nelle Dolomiti Bellunesi. Il progetto nasce dall’osservazione del paesaggio montano e si distingue per la sua
particolare forma geometrica: l’icosaedro, un solido con venti facce triangolari, scelto come sintesi delle forme e delle
suggestioni naturali del luogo.
Questa geometria non ha soltanto una funzione estetica, ma risponde anche alle esigenze pratiche di un rifugio in alta
quota: resistenza agli agenti atmosferici, compattezza, riconoscibilità, sostenibilità e modularità
All’esterno, il bivacco si presenta come un volume scultoreo e fortemente riconoscibile; all’interno, invece, propone uno
spazio flessibile, organizzato su più livelli e adattabile al numero degli occupanti. Finestre strette, simili a feritoie,
incorniciano scorci del paesaggio circostante, creando un rapporto diretto tra lo spazio abitato e l’ambiente naturale.
In sintesi, il Bivacco Fanton è una proposta architettonica che coniuga ricerca geometrica, funzionalità e integrazione
con il paesaggio alpino, reinterpretando in chiave contemporanea il concetto tradizionale di bivacco di montagna.

Bivacco Fanton, STUDIO BOTTER, Belluno, 2015, rendering esterno
Bivacco Fanton, STUDIO BOTTER, Belluno, 2015, rendering esterno

Potete raccontarci il progetto Chalet Sara?

Chalet Sara nasce in un contesto paesaggistico di grande valore, immerso nel verde e affacciato sulle montagne, ai
margini del centro abitato. Il progetto prevede la realizzazione di un complesso residenziale composto da tre abitazioni,
di cui una esistente e due di nuova costruzione, collegate da un corpo a un piano che ospita una piscina coperta,
concepita come spazio condiviso dedicato al relax e alla convivialità.
Il progetto rivisita in chiave contemporanea il linguaggio compositivo delle architetture montane, reinterpretando i canoni
estetici della tradizione con materiali e soluzioni costruttive attuali. I livelli interrati in calcestruzzo ospitano garage e
locali tecnici, mentre le parti fuori terra sono realizzate in legno prefabbricato, una scelta che esprime un approccio
contemporaneo all’edilizia montana: il legno a vista, caldo e accogliente, rievoca le atmosfere degli chalet tradizionali,
mentre la prefabbricazione consente precisione esecutiva, sostenibilità e tempi ridotti in cantiere.
Gli elementi lignei si alternano a superfici in pietra naturale utilizzata per le pavimentazioni esterne e per l’area piscina,
contribuendo a integrare gli edifici nel paesaggio e a dialogare con la materia del luogo. Le volumetrie semplici, le
coperture a doppia falda e le facciate compatte richiamano le proporzioni delle architetture vernacolari, mentre le ampie
vetrate inquadrano scorci del paesaggio, lasciano filtrare la luce naturale e trasformano la relazione tra interno ed
esterno in un’esperienza quotidiana di connessione con l’ambiente.
All’interno, gli spazi si sviluppano in ambienti caldi e luminosi, caratterizzati da materiali naturali, superfici materiche e
dettagli curati che creano atmosfere accoglienti, mantenendo un equilibrio tra radici tradizionali e linguaggio
contemporaneo. La piscina coperta, affacciata sul paesaggio attraverso ampie superfici trasparenti, riflette le cime
montane e le stagioni che scorrono, regalando un senso di quiete e continuità visiva con l’esterno.
Pur garantendo autonomia a ciascuna abitazione, le tre case mantengono un legame visivo e affettivo, offrendo un
modo di abitare che unisce vicinanza familiare e rispetto degli spazi individuali. Chalet Sara si configura così come un
intervento che rinnova e rispetta la memoria costruttiva alpina, trasformando l’abitare in un’esperienza immersa nella
natura, valorizzando la qualità degli spazi e intrecciando tradizione, sostenibilità e bellezza contemporanea.

Chalet Sara, STUDIO BOTTER, Belluno, 2025, con Studio Bressan
Chalet Sara, STUDIO BOTTER, Belluno, 2025, con Studio Bressan

Come nasce la collaborazione con STUDIO BRESSAN? Cosa significa per voi?

La collaborazione tra Studio Botter e Studio Bressan nasce in ambito universitario, periodo in cui Andrea Botter ed
Emanuele Bressan condividono il loro percorso formativo presso lo IUAV di Venezia. Accanto all’attività dei singoli studi,
negli anni si è consolidata una collaborazione strutturata per la gestione integrata di interventi complessi, fondata sulla
condivisione di competenze, metodologie e visione progettuale. Ogni progetto nasce da un’attenta lettura del contesto,
dall’ascolto delle esigenze della committenza e da un costante percorso di ricerca, con l’obiettivo di coniugare qualità
architettonica, funzionalità, sostenibilità e innovazione.


Quale progetto vi ha dato più soddisfazione?

Il progetto che ci ha dato maggiori soddisfazioni è senza dubbio il Palaluxottica di Agordo. Oltre ad aver ricevuto il
Premio Architettura Città di Oderzo 2020, rappresenta per noi un’esperienza di grande valore formativo, che ci ha
permesso di confrontarci con tutte le dimensioni della progettazione architettonica su larga scala.
È stato un percorso di crescita che ha coinvolto aspetti diversi e complementari: il dialogo con la committenza, il metodo
di sviluppo del progetto, la sperimentazione costruttiva attraverso l’impiego del legno, il confronto con le maestranze e la
ricerca accurata del dettaglio. A questo si è aggiunta la possibilità di raccontare e valorizzare l’opera attraverso la
fotografia di architettura, riconoscendo nell’immagine uno strumento fondamentale per restituire la qualità dello spazio e
le intenzioni progettuali.
Il Palaluxottica rimane per noi un progetto significativo non solo per il risultato raggiunto e il riconoscimento ricevuto, ma
soprattutto per il percorso che lo ha reso possibile e per le competenze, le consapevolezze e gli stimoli che ha
contribuito a sviluppare nel nostro modo di fare architettura.


A cosa state lavorando ora?

Il progetto più interessante a cui stiamo lavorando attualmente riguarda la riqualificazione di una sede aziendale
dismessa, attraverso un intervento di demolizione e ricostruzione. La sfida è dare nuova vita a un edificio esistente,
coniugando qualità architettonica, ricerca progettuale e integrazione paesaggistica all’interno di un contesto urbano
consolidato. La proposta in fase di studio reinterpreta in chiave contemporanea alcuni archetipi dell’architettura
montana: la copertura a doppia falda, la struttura portante in legno e i rivestimenti in larice instaurano un dialogo con il
linguaggio architettonico locale, attraverso un’espressione attuale e riconoscibile. Le ampie superfici vetrate
alleggeriscono la composizione, favoriscono il rapporto visivo con il paesaggio e contribuiscono a definire l’identità
dell’edificio.


Cosa vi augurate per il futuro?

Ci auguriamo di continuare a coltivare la curiosità che da sempre ci accompagna, mantenendo vivo il desiderio di
imparare, sperimentare ed esplorare un mondo, quello dell’architettura, in continua evoluzione e ricco di nuovi stimoli.
Crediamo che ogni progetto rappresenti un’opportunità per mettersi in discussione, ampliare le proprie conoscenze e
trovare nuove prospettive, confrontandosi con luoghi, materiali, tecnologie ed esigenze sempre diverse.
Guardiamo al futuro con la volontà di continuare a crescere, senza perdere la capacità di lasciarci sorprendere, di porci
nuove domande e di affrontare ogni sfida con entusiasmo e apertura. Perché è proprio nella ricerca continua, nella
sperimentazione e nel dialogo tra esperienza e innovazione che troviamo la motivazione per immaginare e realizzare
un’architettura sempre nuova, capace di rispondere al presente e di aprirsi alle possibilità del futuro.

Foresteria Primiero Energia, STUDIO BOTTER, San Martino di Castrozza (TN), Concorso di progettazione, 1° classificato, con Studio Bressan
Foresteria Primiero Energia, STUDIO BOTTER, San Martino di Castrozza (TN), Concorso di progettazione, 1° classificato, con Studio Bressan

Fonti:
STUDIO BOTTER

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