ArchRODIO architettura come ricerca e creatività

Trullo DC, Ostuni (BR), ArchRODIO, 2018

Testo tratto dall’intervista con ArchRODIO in data 10/08/26

La nostra progettualità trae sempre ispirazione dall’anima dei luoghi e dei committenti, questo è per noi un elemento imprescindibile: prima ascoltiamo le parole, le storie e i bisogni dell’architettura o del paesaggio che ci troviamo davanti, poi raccogliamo le esigenze e i desiderata della committenza, solo dopo nasce il progetto.


Come nasce ArchRODIO? Quando? Dove?

Il lavoro insieme nasce sotto altre forme a Firenze ma si concretizza con il nome ed il progetto ArchRODIO quando abbiamo deciso, io Flavia ed il mio collega e compagno Giuseppe, di trasferirci in Puglia nel 2021. Avevamo già qui dei contatti e dei lavori in itinere grazie a mio padre, architetto a sua volta, quindi abbiamo deciso di avventurarci in questa terra.

Masseria Cantrapa, ArchRODIO, Ostuni (BR), 2020
Masseria Cantrapa, ArchRODIO, Ostuni (BR), 2020

Da chi e/o da cosa traete ispirazione nel vostro lavoro? Avete un mentore particolare?

La nostra progettualità trae sempre ispirazione dall’anima dei luoghi e dei committenti, questo è per noi un elemento imprescindibile: prima ascoltiamo le parole, le storie e i bisogni dell’architettura o del paesaggio che ci troviamo davanti, poi raccogliamo le esigenze e i desiderata della committenza, solo dopo nasce il progetto.


Qual è stato il vostro primo incarico come ArchRODIO?

Tralasciando gli incarichi che abbiamo svolto a Firenze per varie ristrutturazioni interne, il primo grande incarico pugliese è stato la progettazione di un Borgo resort, purtroppo rimasto sulla carta. Quindi il primo incarico realizzato è stato quello per il restauro del Trullo DC, che ci ha appassionato e ci ha aperto il mondo dell’architettura rurale locale pugliese. È stata l’occasione per imparare moltissimo dal luogo, dall’architettura, dagli artigiani, dall’esperienza


In cosa consiste il progetto Trullo DC? Com’è avvenuta l’integrazione tra antichità e contemporaneità?

Il Trullo DC aveva bisogno di tante cure, ma la sua architettura era lì, aveva solo bisogno di essere riportata alla luce! È stato un lavoro prima di tutto conservativo, una volta riportata in vita la struttura abbiamo ricercato un linguaggio che potesse esaltarne gli aspetti di pregio. Per esempio abbiamo realizzato una pavimentazione continua in cocciopesto con degli inserti in mosaico e allo stesso tempo abbiamo inserito una porzione vetrata in maniera che potesse rimanere a vista la roccia sottostante. Abbiamo posto in luce dettagli antichi, ad esempio lasciando l’oblò che era l’accesso alla cisterna, meravigliosamente scolpito e modellato nella pietra, o restaurando il portone antico, o lasciando piccole feritoie ad inquadrare il paesaggio.

Trullo DC, ArchRODIO, Ostuni (BR), 2018
Trullo DC, ArchRODIO, Ostuni (BR), 2018

Potete raccontarci il progetto Villa HA? Quali sono stati i principali lavori di restauro?

Il progetto per la villa HA ha comportato un lavoro su due piani congiunti: quello funzionale e distributivo e quello di recupero e restauro. Gli spazi e i flussi sono stati completamente ripensati ed attualizzati alle mutate esigenze, ma abbiamo fortemente voluto mantenere intatta la storia che questi spazi raccontavano, con il recupero dove della pavimentazione, dove delle aperture, dove in un dettaglio architettonico o materico. L’elemento più impegnativo progettualmente, ma che ha ridato la giusta dignità a questa architettura, è quello della scala di accesso. Infatti con l’intervento di sostituzione della scala esterna di accesso al piano primo, che risultava mortificare la facciata e i suoi elementi di pregio e la sua accentuata simmetria, si è voluto, non solo indicare che l’accesso principale all’abitazione è al piano primo, ma anche mitigare l’unidirezionalità della precedente unica rampa. Si è realizzata una scala a doppia rampa semicircolare, simmetrica ed in asse con la facciata, ad esaltare l’ingresso tripartito del primo piano. La nuova distribuzione è stata accompagnata dall’apertura di connessioni interne e nuove finestre aperte sulla natura circostante, per cui lo spazio risulta fluido, arioso e luminoso. Un approccio conservativo è stato adottato nel restauro degli elementi di pregio architettonico, nell’uso di materiali tradizionali e nelle colorazioni neutre. La facciata principale è stata rimodellata mirando alla conservazione ed alla esaltazione degli elementi caratterizzanti per restituire l’armonia del disegno liberty originale. Sulla facciata principale si è intervenuti con una pulizia dei conci a vista e un trattamento protettivo, in particolare degli elementi decorativi, inoltre si è prevista la sostituzione dell’intonaco “a buccia d’arancia” con uno tirato a velo, nelle due specchiature laterali esistenti per alleggerire l’impatto visivo e sottolineare le modanature e la simmetria della facciata si è scelto di scialbare la pietra a calce. Tutte le nuove aperture sono state inquadrate con delle cornici modellate d’intonaco che definiscono
lo stacco dalla pietra. Le volte in pietra sono state consolidate all’intradosso in maniera tale da poter conservare la pavimentazione esistente all’estradosso. Alcuni fabbricati posti di fronte alla villa sono stati recuperati, altri sono stati demoliti e ricostruiti in posizione arretrata onde dare più ariosità al piazzale centrale e alla prospettiva sulla villa stessa. Questo, fulcro esterno delle relazioni spaziali, con una pavimentazione naturale con inerti di pietra locale, dà accesso tramite un filtro in struttura metallica alla
piscina di forma rettangolare rifinita con materiale di colore terrigno. Nuovi percorsi e spazi a giardino rivivono grazie a essenze mediterranee e alle viti ed altre specie arboree esistenti.

Villa HA, ArchRODIO, Ostuni (BR), 2025
Villa HA, ArchRODIO, Ostuni (BR), 2025


Come cercate di elaborare la tradizione architettonica di Ostuni in chiave contemporanea?

La chiave contemporanea per noi spesso coincide con delle scelte che mirano ad essere senza tempo, dettate principalmente dall’architettura stessa su cui ci troviamo a lavorare. Semplicemente scegliendo la tecnologia costruttiva, per esempio le volte in pietra, o una tipologia di materiale, per esempio il tufo, diviene naturale usare un certo linguaggio diciamo tradizionale seppur asciutto e lineare, infatti questo viene suggerito o meglio scritto dalla geometria e dalla pulizia della costruzione dell’architettura.

Casa WO, ArchRODIO, Ostuni (BR), 2025
Casa WO, ArchRODIO, Ostuni (BR), 2025

Quale progetto vi ha dato più soddisfazione?

Senza ombra di dubbio il progetto della villa HA. C’è stata infatti una coincidenza e concomitanza tra committenza illuminata e pregio dell’architettura che siamo andati a recuperare. Qui abbiamo potuto esprimere i nostri ideali ricucendo silenziosamente il tempo della storia con quello della contemporaneità.


A cosa state lavorando ora?

Abbiamo in fase di cantierizzazione un progetto di demolizione e ricostruzione. Si tratta di una villetta degli anni 70 di nessun pregio nell’entroterra ostunese che andremo a ricostruire utilizzando la tecnologia tradizionale della muratura e delle volte in pietra. Lo abbiamo trovato un tema singolare ma allo stesso tempo molto stimolante, ci siamo cimentati effettivamente nella reinterpretazione della tradizione architettonica locale in chiave contemporanea.


Cosa vi augurate per il futuro?

Ogni incarico per noi è un nuovo inizio e speriamo di continuare a provare lo stesso entusiasmo con cui oggi lo affrontiamo. Come studio ci auguriamo di crescere e di arrivare ad un respiro più ampio ed internazionale.


Fonti:
ArchRODIO

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