Testo tratto dall’intervista con BLEND Studio in data 14/07/2025
Per noi la libertà di essere noi stesse dal punto di vista professionale, di poter scegliere i progetti che ci rappresentano e che ci rispecchiano, e di lavorare in modo dinamico e mantenere questa qualità tra la vita e il lavoro, è il nostro motto fondamentale.
Come nasce BLEND Studio? Quando? Dove?
Patrizia
Studio BLEND nasce a Milano nel duemilaventidue ed è stato un’unione tra professioniste e amiche, forse prima amiche e poi professioniste, e siamo io, Sara e Cecilia. Avevamo la volontà di creare qualcosa, uno studio che potesse coniugare il lavoro, le nostre passioni, ma anche la vita personale, quindi trovare una soluzione che ci desse equilibrio su tutte le cose appena menzionate. Io e Sara ci siamo incontrate nel precedente luogo di lavoro, mentre io e Cecilia ci siamo conosciute all’università; dopo una prima fase dove ognuna è andata a lavorare in studi diversi, nel duemilaventidue ci siamo ritrovate e abbiamo deciso di intraprendere questo progetto assieme, che poi è appunto il nostro studio, BLEND. Sicuramente abbiamo ricevuto una grande spinta per aprire lo studio, in quanto siamo state incaricate per la realizzazione di un progetto abbastanza importante, che si chiama Le Grange, un progetto di nuova edificazione di case di montagna. Questo ha fatto un po’ da “volano”, diciamo, per incanalarci verso l’apertura dello studio. Volevamo quindi uno studio fluido, libero, non eccessivamente specializzato, nel senso che abbiamo tante passioni legate alla nostra vita personale e vogliamo che entrino tutte all’interno dei nostri progetti. Quindi BLEND è uno spazio aperto che ci consente di muoverci in diversi campi senza limiti, guidate solo dalle nostre passioni, da quello che ci piace, dai progetti che ci incuriosiscono. L’idea era anche di trovare il modo di creare una realtà che non avesse necessariamente un luogo specifico. Lo studio è nato a Milano, perché tutte e tre in questo momento viviamo a Milano, ma nessuna di noi è milanese, io sono sarda, Sara è toscana, Cecilia è piemontese. Questo per noi è importante, perché l’idea è quella di creare una realtà che ci consenta di lavorare, di continuare a progettare, a fare ricerca, un po’ ovunque, e di essere abbastanza libere nello spazio.

Da chi e/o da cosa traete ispirazione nel vostro lavoro? Avete un mentore particolare?
Sara
Avendo lavorato in grandi studi, sicuramente abbiamo interiorizzato e abbiamo adottato un approccio metodologico molto solido e strutturato. Esperienze come quella che abbiamo fatto io e Patrizia nello studio di Piero Lissoni o Cecilia da Mario Cucinella sicuramente ci hanno insegnato molto sia sul piano del rigore progettuale che della gestione del processo creativo. Detto questo, non crediamo tanto nella necessità di avere un mentore o un modello fisso a cui rifarsi. Diciamo che preferiamo essere in una fase di costante ricerca di stimoli. Leggiamo molto, viaggiamo tanto e osserviamo sempre quello che ci circonda, con un’abbondante dose di curiosità. Anche i social, guardati con spirito critico, sono una fonte di ispirazione utile, non solo in riferimento ai grandi progetti di grandi architetti o autori affermati, ma anche a studi più piccoli o a idee più spontanee, trasversali e anche lontane dal mondo dell’architettura. Spesso partiamo con un concept traendo ispirazione da un’immagine, un materiale, una discussione con un cliente o un dettaglio narrativo, da lì poi parte tutto il processo creativo. Questo processo è qualcosa che condividiamo molto, nel senso che tutte e tre ci sediamo spesso intorno a un tavolo per parlare dei progetti, anche se poi capita che ogni progetto è seguito da una di noi più una collaboratrice; ovviamente anche le architette che collaborano con noi sono chiamate a darci una mano con degli input creativi o con quello che per loro è importante in quel momento per quel progetto: quindi BLEND per noi significa che questo confine tra le discipline è molto labile, cerchiamo di guardare un po’ a tutto, arte, scenografia, fotografia, cinema, visto anche che sia Cecilia che Patrizia hanno fatto un percorso nel cinema e nella scenografia.
Qual è stato il vostro primo incarico come BLEND Studio?
Patrizia
Il progetto che un po’ ci ha dato la spinta per partire si trova in Piemonte, vicino a Sestriere, in una località che si chiama Champlas Seguin. Si tratta di un progetto che tra l’altro non è ancora ultimato, che è partito ormai sette anni fa, e che in qualche modo ci ha offerto la possibilità di aprire lo studio. Si è trattato di un incarico importante e allo stesso tempo impegnativo che ha richiesto tanta energia e tanta testardaggine: è un lavoro lungo, complesso, sia per la posizione, perché comunque progettare in montagna non è semplicissimo, sia per le dimensioni, la quantità di fornitori e di personaggi in gioco. Siamo però convinte che ci darà parecchie soddisfazioni adesso che le case sono quasi completate – ne sono state concluse tre su quattro – e che iniziamo a vedere il risultato finale. Siamo molto grate di essere state coinvolte in questo progetto, perché appunto ci ha dato la possibilità di iniziare a collaborare in maniera attiva e di aprire il nostro studio. Per questo progetto ci siamo occupate sia della parte più legata all’architettura, quindi la nuova costruzione di quattro baite di montagna, sia della parte che concerne il design di interni, lavorando quindi su due livelli. Questo è stato il progetto iniziale, poi come spesso succede, prima della nostra unione ufficiale tutte noi avevamo dei nostri progetti separati: Sara stava già seguendo dei progetti in Toscana, io e Cecilia stavamo seguendo il progetto di Villa Bardellini, altro progetto di ristrutturazione di interni; ci siamo viste per fare un aperitivo, e da lì abbiamo deciso di provare a unire le forze e lavorare assieme.

In cosa consiste il progetto per Villa Bardellini a Lerici, vincitore della seconda edizione del Premio Filippo Perego?
Patrizia
Quello di Villa Bardellini è stato uno dei primi progetti che abbiamo seguito, si tratta di una ristrutturazione di un appartamento al primo piano all’interno di una villa storica del Novecento in Liguria, a Lerici nello specifico; non era una ristrutturazione grandissima in termini di dimensioni dell’appartamento, erano circa centotrenta metri quadrati, ma lo stabile era totalmente da rifare: sono stati rifatti tutti gli impianti, è stato cambiato il layout degli spazi, abbiamo fatto degli interventi di consolidamento dal punto di vista murario. Direi che la cosa interessante di questo progetto è che quando siamo entrate ci siamo subito rese conto che c’erano degli elementi “nativi” dell’appartamento, che erano le cornici pittoriche che caratterizzavano tutti gli ambienti, una diversa dall’altra: abbiamo deciso che quelle sarebbero diventate degli elementi da valorizzare e a cui far “girare” attorno la nostra progettazione. La casa è stata progettata per un nostro amico, quindi c’è stato un dialogo molto semplice e limpido con il cliente, che essendo un ragazzo giovane ed essendo questa la sua abitazione principale – non era una seconda casa – non voleva un effetto di “casa al mare”; abbiamo cercato di lavorare valorizzando quelle che erano le “preesistenze”, in più l’appartamento era fortemente caratterizzato da queste grandissime finestre con arco a tutto sesto e, di conseguenza, abbiamo deciso che queste geometrie dovevano tornare in qualche modo all’interno del progetto architettonico. Grazie anche al fatto che il nostro cliente era un cliente giovane, siamo anche riuscite a convincerlo a fare un progetto molto fluido, cioè eliminare tutte le porte della casa in modo tale che gli ambienti fossero l’uno la scenografia dell’altro: dalla cucina vedi il soggiorno, dall’ingresso vedi il soggiorno e la cucina, la camera da letto e il bagno sono comunicanti tutto attraverso questi varchi caratterizzati da archi a tutto sesto disegnati da degli imbotti molto sottili in ottone brunito. In sostanza abbiamo preso gli elementi caratterizzanti di questo luogo, che in partenza era già fortunato e già bello, e li abbiamo reinterpretati, cercando di aggiungere ancora del valore a quello che era già presente nella casa.

Com’è nata la collaborazione con HN per il progetto HN Headquarter, all’interno di Palazzo Rucellai a Firenze?
Sara
Il proprietario di HN era un cliente con cui io avevo già collaborato precedentemente, quindi quando ancora non eravamo BLEND; stavo seguendo per lui il progetto della sua villa privata e contemporaneamente stavamo ristrutturando altri casali in Toscana, appunto perché HN è un’impresa che si occupa di bioedilizia. Nel momento in cui poi mi sono unita al team di BLEND, a Patrizia e Cecilia, il cliente ha deciso di aprire il proprio headquarter a Firenze, in questo spazio meraviglioso che è Palazzo Rucellai, e a quel punto ha chiesto a noi di seguire il progetto per la sua realizzazione.

Abbiamo visto che vi occupate sia di progetti di interior, sia di architettura che di scenografia, avete un ambito che vi interessa maggiormente?
Patrizia
Come abbiamo già accennato, il nostro obiettivo è proprio quello di non specializzarci in un determinato campo, quindi abbiamo interessi in architettura, interior design, scenografia, ma anche design del prodotto, nel senso che sia io che Sara, specialmente nel nostro lavoro precedente, ci occupavamo spesso della progettazione di elementi custom. Quindi, ci piace veramente spaziare in tutti i campi e anzi crediamo che sia un po’ questa la parte divertente della nostra “formula magica”, nel senso che cerchiamo di inserire tutti questi aspetti nel progetto, ci guardiamo intorno e prendiamo il meglio, o almeno quello che ci interessa e che riteniamo più interessante dei vari campi. Mi sentirei sicuramente di dire che non abbiamo una preferenza, ma cerchiamo di sfruttare tutte le nostre curiosità per progettare. Poi chiaramente dipende tanto dal singolo progetto e dalla scala del progetto stesso: ci sono lavori a grande scala come ad esempio quello de Le Grange, che sono delle case in montagna che necessitano di uno sguardo specializzato dal punto di vista dell’architettura, ma anche in termini di urbanistica; ci sono invece progetti che hanno una scala ridotta, dove riusciamo a fare un lavoro più sartoriale, più minuzioso e attento, arrivando a progettare il singolo dettaglio. Quindi ogni progetto è un po’ una storia a sé e necessita di cose diverse.

Quale progetto vi ha dato più soddisfazione?
Sara
In questo momento è difficile sceglierne uno appunto perché siamo uno studio giovane e ogni progetto concluso ci dà una grande soddisfazione. Sicuramente quello di Villa Bardellini per noi è un progetto molto importante perché, come ha detto Patrizia prima, ci ha permesso di esprimere tutta la nostra visione, anche grazie alla presenza di un committente giovane; poi il fatto di aver vinto il Premio Perego è un ulteriore riconoscimento del fatto che è stato svolto un gran bel lavoro, possiamo quindi dire che quello di Villa Bardellini per noi è uno dei progetti di riferimento a cui pensiamo spesso e da cui poi partiamo anche per il resto. Detto questo, essendo appunto uno studio giovane, speriamo e crediamo nel fatto che magari il prossimo progetto finito sarà quello che ci darà sempre più soddisfazione. Quindi diciamo che guardiamo il futuro e speriamo di migliorare sempre e di provare sempre più soddisfazione progetto dopo progetto.

A cosa state lavorando ora?
Patrizia
Questo è un periodo abbastanza stimolante dal punto di vista del lavoro. Adesso stiamo progettando il nostro nuovo studio, questo lavoro ci rende molto felici e stimola molto la nostra creatività perché siamo libere di progettare in funzione delle nostre esigenze. Sicuramente questo è un nuovo passo importante verso il futuro, una buona occasione di rinnovamento e di focalizzazione sulla nostra identità. In contemporanea si stanno aprendo delle opportunità per altri progetti, un po’ sparsi per l’Italia, tra la Toscana e la Sicilia, che comunque sono due regioni che sono a noi abbastanza care: Sara è Toscana, mentre frequentiamo spesso la Sicilia, quindi la possibilità di progettare in questi luoghi bellissimi, sia da un punto di vista storico ma forse ancora di più da un punto di vista naturalistico, sicuramente ci dà parecchia soddisfazione. Poi in realtà adesso stiamo iniziando a lavorare in maniera più assidua anche su Milano. Stiamo seguendo sia un progetto di ristrutturazione di un piccolo appartamento, che il restyling di una villa, dove quest’ultima vuole essere aperta al pubblico e destinata sia all’ospitalità, in senso più classico del termine, ma ospiterà anche eventi legati al design, aziende e molto altro. Quindi questo è sicuramente un progetto interessante da un punto di vista di dialogo con il design e con altre realtà che ci circondano. Infine, nel giro di un anno e mezzo dovremmo riuscire a concludere definitivamente il progetto de Le Grange… voglio essere positiva, un anno e mezzo.
Cosa vi augurate per il futuro?
Sara
Come ci diciamo sempre, noi ci auguriamo di continuare a crescere in questo modo “orizzontale”, trasversale, di cui abbiamo già parlato, quindi esplorando tutti questi diversi ambiti. Ci siamo prefissate di non inseguire la quantità di progetti, ma di coltivare la possibilità di esplorare questi nuovi territori e di lavorare sulla qualità, che non è solo del progetto, ma anche del lavoro, qualcosa a cui teniamo molto. Come ha già detto inizialmente Patrizia, per noi la libertà di essere noi stesse dal punto di vista professionale, di poter scegliere i progetti che ci rappresentano e che ci rispecchiano, e di lavorare in modo dinamico e mantenere questa qualità tra la vita e il lavoro, è il nostro motto fondamentale. Ci siamo guardate in faccia un giorno e ci siamo detto che BLEND non è nato per caso, ma è una scelta consapevole. Abbiamo fin dall’inizio creato e creduto nel costruire qualcosa che ci assomigliasse e che potesse evolvere insieme a noi. Quindi per il futuro ci auguriamo di poter continuare a lavorare così e di continuare a fare ciò che facciamo oggi.
Fonti:
BLEND Studio
Tutti i diritti riservati a nuovarchitettura.

