Testo tratto dall’intervista con BANP Studio del 14/11/2024.
Il nostro metodo cerca di progettare attraverso un attento rispetto delle specifiche esigenze delle persone che vivranno quei luoghi.
Come nasce BANP Studio? Quando? Dove?
BANP nasce dalla volontà di creare un approccio alla professione che guardi con attenzione verso l’abitante, piuttosto che con un approccio autoreferenziale. Volevamo creare una nostra metodologia, che progettasse il contenuto per poi dargli forma. Dopo un’esperienza presso altri studi, abbiamo nel 2020 lo studio a Brescia, dove è tuttora.

Da chi e/o da cosa traete ispirazione nel vostro lavoro? Avete un mentore particolare?
Non abbiamo un mentore in particolare: ogni progetto cerca dei riferimenti diversi e attingiamo sia dal passato sia dallo scenario contemporaneo. Ci piace ricercare non solo dei riferimenti architettonici, ma anche prendere spunto da altre dimensioni, come il design e l’arte.

Qual è stato il vostro primo incarico come BANP Studio?
In contemporanea, all’inizio, abbiamo lavorato su due progetti: il piccolo progetto di una residenza sul Lago di Garda e la riqualificazione della facciata di un’azienda del territorio bresciano. In qualche modo, questi due progetti hanno poi definito i principali ambiti a cui ci dedichiamo, la residenza da un lato e i luoghi del lavoro e gli uffici dall’altro.

In cosa consiste il progetto Bicigrill a Prevalle?
Il Bicigrill è il primo, e al momento unico, progetto pubblico che abbiamo seguito dal principio fino all’inaugurazione. Nasce come punto di ristoro sulla Gavardina, che è la ciclabile che collega la città di Brescia a Salò.

Insieme all’amministrazione, il presupposto era quello di fare di questo piccolo edificio un elemento caratterizzante il luogo, che fosse riconoscibile e allo stesso tempo semplice. La matrice formale attinge allo stereotipo dell’edificio a pianta rettangolare con doppia falda. Il fronte ovest si apre sulla ciclabile in un gesto di accoglienza e di apertura verso l’utente.
Il rivestimento nasce da due aspetti: uno, la richiesta specifica dell’amministrazione di utilizzare dei materiali tradizionali; l’altro, di voler conferire un aspetto di solidità e di robustezza, oltre che di sicurezza all’edificio. Infatti, sia il tetto sia i prospetti sono interamente rivestiti in scatole di cotto.

Da dove nasce l’idea per Villa Sakura sul Lago d’Iseo?
Il progetto di Villa Sakura è nato come espressione del luogo specifico, dalla morfologia del terreno del versante est del Lago d’Iseo e dalle prospettive che questo luogo offre.
E quindi la frammentazione dei corpi che compongono la villa intende valorizzare ogni ambiente della casa in relazione ad una specifica visuale.
Questo tipo di impianto genera così delle piccole corti private tra un corpo e l’altro, generando due gerarchie di rapporto tra il costruito e l’ambiente naturale esterno: uno più intino e uno più esposto.

Abbiamo visto che vi occupate sia di incarichi pubblici che privati, avete un ambito che vi interessa maggiormente?
Ci piacerebbe poterci dedicare molto di più agli incarichi pubblici per progettare luoghi dove l’abitante ha più volti e significati. Sicuramente, in questo momento, siamo molto impegnati sul fronte privato, che si distingue tra l’ambito residenziale e l’ambito aziendale e uffici.
Sull’ambito residenziale il nostro impegno si è proteso anche all’adozione di una metodologia specifica, che abbiamo chiamato “the present(ing) home”, che guarda al progetto di casa con un approccio molto attento, attraverso un ascolto attivo. Il nostro metodo cerca di progettare attraverso un attento rispetto delle specifiche esigenze delle persone che vivranno quei luoghi.
Gli uffici e i luoghi del lavoro ci piacciono molto perché in qualche modo oggi sono contaminati dal senso dell’abitare. La dimensione domestica e la dimensione lavorativa si compenetrano. C’è sempre più un’attenzione rivolta anche al benessere consapevoli che ambienti di lavoro ben studiati migliorano anche la produttività e il senso di appartenenza.

Quale progetto vi ha dato più soddisfazione?
Anche i progetti più piccoli per noi sono fondamentali in questa fase. Ogni commessa ha il suo valore di esperienza, in ambito progettuale o in ambito cantieristico. Per noi, ogni pezzo fa parte di un ingrediente che ci aiuta a crescere professionalmente e che accresce la nostra esperienza.
Sicuramente c’è un progetto che abbiamo a cuore perché ci accompagna dai primi mesi da BANP e ad oggi ci stiamo ancora lavorando. Si tratta del gruppo Metalcom per cui abbiamo ristrutturato interamente i loro uffici e, ad oggi, stiamo continuando il rapporto collaborativo. L’aspetto che ritengo più stimolante della commessa è il rapporto con la committenza. Una committenza attenta, sensibile, che insieme, in un’unione tra committente e progettista, ci permette studiare con attenzione ogni dettaglio.

A cosa state lavorando ora?
Stiamo lavorando a diversi progetti. C’è un progetto a cui teniamo particolarmente, che si chiama Nestopia.
È un progetto di ricerca che indaga nuovi modelli dell’abitare. Ha come obiettivo quello di costruire degli spazi abitativi basati sul concetto di adattabilità. Ovvero, la casa si adatta, nel tempo e nello spazio, all’abitante rispondendo ogni volta alle sue esigenze e non più viceversa, come per lo più succede oggi.
Questo progetto guarda con ottimismo ai vantaggi su fronti molteplici che la prefabbricazione può offrire, dalla flessibilità, all’economia circolare, all’inclusività e accessibilità.

Cosa vi augurate per il futuro?
Ci auguriamo di costruire sempre di più un gruppo di architetti appassionati che abbracciano l’idea di una professione che sa ascoltare, raccogliendo dalle esigenze dell’abitante gli elementi progettuali. Ci auguriamo di continuare ad avere occasioni attraverso le quali poter condividere il progetto, magari aprendoci sempre di più la contaminazione e l’interdisciplinarietà.

Fonti:
BANP Studio
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