ECÒL architettura come spazio di espressione

L'ANIMA(LE) DEL MUSEO, ECÒL, Prato, 2023

Testo tratto dall’intervista con ECÒL in data 18/07/2024.

Lo spazio pubblico o comunque lo spazio dell’incontro è sicuramente quello che ci rappresenta al meglio e dove riusciamo ad esprimerci con più confidenza.


Come nasce ECÒL? Quando? Dove?

ECÒL nasce nel 2015 a Prato a seguito di una serie di esperienze condotte nello spazio pubblico della Chinatown pratese, il quartiere del Macrolotto 0.
Il gruppo si unisce durante questa esperienza dopo aver co-fondato l’associazione culturale [chi-na]: come in un viaggio dall’altra parte del mondo risistemiamo un vecchio capannone destinato a diventare la nostra sede per i primi 6 anni di lavoro.

PIAZZA DELL'IMMAGINARIO, ECÒL, Macrolotto 0, Prato, 2015-2018
PIAZZA DELL’IMMAGINARIO, ECÒL, Macrolotto 0, Prato, 2015-2018

Da chi e/o da cosa traete ispirazione nel vostro lavoro? Avete un mentore particolare?

Proveniamo entrambi dall’Università di Firenze, i cui insegnamenti erano spesso incentrati sull’oggetto architettonico inteso come atto compiuto e isolato e ci siamo ritrovati nell’idea e nell’esigenza di guardare fuori da questa concezione per allargare il discorso all’impatto della nostra professione in termini di città e società.
A partire da questo sentimento, sono diventati importanti per noi gli insegnamenti di Jean Jacobs, Kevin Lynch, Venturi, Scott Brown, David Harvey. Così come professionisti la cui pratica si basa su interessanti metodi di osservazione dell’esistente e l’integrazione tra progetto e città da Aldo Van Eyck a Jan Gehl e James Corner.
A livello processuale ed estetico guardiamo spesso a tutto il lavoro della land art americana e ai suoi maestri come Richard Long, Walter De Maria e Michael Heizer. Siamo affascinati dal tema del dispositivo, scendendo di scala ci piace quel design che è capace di generare implicazioni politiche, tra i nostri riferimenti preferiti ci sono Vito Acconci, Didier Faustino e Allan Wexler.

INFIRMITAS, ECÒL, 2019, fotografie di Nicola Novello
INFIRMITAS, ECÒL, 2019, fotografie di Nicola Novello

Nell’intenso periodo associativo che abbiamo condotto a Chinatown abbiamo avuto occasione di conoscere molte personalità interessanti che per qualche motivo si sono trovate a gravitare attorno al nostro lavoro. Ricordiamo con piacere i laboratori di terraviva che abbiamo ospitato e i momenti di confronto con Richard Ingersoll che sono sempre stati molto cari e stimolanti.
Infine il lavoro a Chinatown, la mediazione e la ricerca di un medium comune ci ha fatto esplorare il difficilissimo tema delle identità, prendendo così in prestito spesso per alcuni progetti riferimenti non necessariamente legati all’ arte e all’architettura ma ad oggetti quotidiani, giochi, tradizioni, rituali, che – sedimentando – sono diventati parte del bagaglio personale con il quale ci piace filtrare i nostri progetti.


Qual è stato il vostro primo incarico come ECÒL?

Ci sono due progetti molto importanti per la nascita dello studio:
– il primo è Piazza dell’Immaginario, lo possiamo considerare un po’ come un progetto 0, perché viene effettivamente realizzato prima di riunirci sotto il nome di ECÒL. Si tratta della restituzione alla comunità di un piccolo parcheggio abbandonato, in un quartiere privo di spazio pubblico e ad alta pressione sociale, è stato realizzato nel 2014 grazie ad un programma di arte pubblica organizzato dall’associazione culturale Dry Photo e sotto la curatela artistica di Alba Braza. Il progetto funziona da spartiacque rispetto ai temi urbani che stavano maturando all’interno dell’allora associazione culturale, definendo la prima composizione del gruppo di progettazione all’interno dell’esperienza associativa.

– il secondo progetto invece, sviluppato tra il 2015 e il 2016, è quello per il concorso internazionale per il parco Centrale di Prato, per il quale veniamo selezionati tra i 10 studi finalisti a cui viene chiesto di sviluppare un progetto preliminare per l’area. Abbiamo partecipato al progetto in team con gli studi cileni ELEMENTAL e Teresa Moller landscape studio, cogliendo l’occasione di creare numerosi momenti di collaborazione diretta grazie alla loro presenza in Italia per la curatela della 15a mostra internazionale di architettura. Non vinciamo, arriviamo terzi… : / Ma la necessità di raggrupparsi formalmente si rende necessaria, e qui il gruppo prende il nome di ECÒL.

PARCO CENTRALE DI PRATO, ECÒL, Prato, 2015, terzo classificato
PARCO CENTRALE DI PRATO, ECÒL, Prato, 2015, terzo classificato

Abbiamo visto che vi occupate di architettura, landscape ed installazioni d’arte, avete un ambito che vi coinvolge maggiormente?

Lo spazio pubblico o comunque lo spazio dell’incontro è sicuramente quello che ci rappresenta al meglio e dove riusciamo ad esprimerci con più confidenza.
Nei primi anni realizziamo interventi leggeri, spesso sotto la regia di festival di arte e spazio pubblico in Europa e fuori dall’Europa. Qui impariamo che non è necessariamente la scala o il budget di un progetto a definirne le qualità. Aver iniziato a lavorare con poco ci ha insegnato che a volte anche i minimi cambiamenti possono essere potenti.
Ci piace stressare il confine tra le discipline, gli strumenti e le condizioni al contorno creano continuamente nuovi spazi e nuove possibilità nelle quali cimentarsi, nuovi spazi di espressione.
Possiamo considerare come minimo comune denominatore la città, che è il luogo dell’incontro e delle relazioni per eccellenza, relazioni che sono fondamentali e sempre alla base dei nostri progetti.
Un tema sviluppato fin da subito è quello del diritto alla città, alla riappropriazione degli spazi resi invivibili dal traffico e da problemi congiunturali, abbiamo sperimentato questo approccio dal basso, coinvolgendo le comunità e lavorando in prima persona ottimizzando le risorse, lo abbiamo fatto attraverso bandi vinti come il creative living lab, lo abbiamo fatto in ambiti più strutturati attraverso per esempio la collaborazione con AMAT per il programma piazze aperte di Milano. Le relazioni fanno la città.
Riteniamo che anche il divertimento e il gioco abbia un ruolo fondamentale nella nostra pratica, è un tema ricorrente e siamo molto soddisfatti di aver appena consegnato un lavoro per un playground.
La volontà delle nostre ricerche e progetti non è quella di creare un corpo di lavori coerenti tra loro, ogni progetto è diverso. Proviamo ad assorbire tutto quello che impariamo da un lavoro che necessariamente ha una forte componente empirica, un arricchimento portato dalla diversità del lavoro che si affronta.

FRAME, ECÒL, Milano, 2022
FRAME, ECÒL, Milano, 2022

Potete parlarci del progetto BASI Pilates, menzionato dal Premio Architettura Toscana nel 2022 ?

Basi è una comunità internazionale, un sistema di Pilates diffuso in tutto il mondo, a Prato ha sede il principale centro italiano, qui si formano nuovi istruttori: non si tratta quindi di un semplice luogo dove praticare sport ma un vero e proprio centro dove l’associazione si riunisce.
Il progetto ha previsto la ristrutturazione di un vecchio capannone, ormai rudere, in palestra per la formazione degli insegnanti del metodo Basi.
L’edificio è completamente intercluso e, ad eccezione del prospetto che presenta l’unico accesso su strada, non vi sono altre viste o affacci. Siamo all’interno del centro storico, immersi in un tessuto urbano che è cresciuto in maniera incontrollata a ridosso delle mura medievali della città.
Il progetto prevede un’ articolazione in pianta che porta dallo spazio più pubblico, il ring di ingresso a quota più bassa dove levarsi le scarpe e incontrarsi, agli spogliatoi e infine all’aula centrale, luogo di concentrazione e raccoglimento.
Questa sala è stata la parte più importante della ristrutturazione perché ha visto la completa sostituzione della copertura e dei suoi sei grandi lucernari. Le quattro capriate metalliche esistenti sono state mantenute e accoppiate con altrettante strutture per resistere al peso della nuovo tetto.
Crediamo che il valore di questo immobile sia da ritrovare nella sua tipologia, diffusa in molti luoghi della città e in passato motore economico di Prato. La stretta relazione tra ambiente lavorativo e casa, definito in gergo “uscio e bottega” ha modificato completamente, nel bene e nel male, il volto della città durante tutto il primo dopoguerra.
Questo si traduce a livello edilizio in una serie continua di innesti, cambi di materiali, proporzioni e assi spesso casuali o poco accurate, il bianco in questo caso è servito da velo per tenere insieme tutta questa complessità e rendere l’ambiente più luminoso e pulito possibile.
Parlando di relazioni e di gioco di squadra abbiamo sviluppato questo progetto assieme ai colleghi di Archibam.

BASI PILATES, ECÒL, Basi Pilates Italia, Prato, 2020, con Archibam
BASI PILATES, ECÒL, Basi Pilates Italia, Prato, 2020, con Archibam

Come nasce l’idea per il playground L’ANIMA(LE) DEL MUSEO a Prato?

L’animale del museo è il risultato di un concorso bandito dal centro Pecci nel 2022: nasce con l’ottica di rispondere in maniera puntuale al bando mantenendo un giusto grado di flessibilità per permettere le attività partecipate con le scuole.
La costruzione del team è stata importante, da subito abbiamo coinvolto il toy designer Luca Boscardin per collaborare nel disegno del progetto e la Cooperativa Sociale Sociolab per la parte sulla partecipazione.
La proposta preliminare presentata proponeva già il gioco tra due approcci consolidati, la realizzazione di larghe pavimentazioni pubbliche e la costruzione di strutture zoomorfe in tubolare di acciaio. La pavimentazione diventa così il corpo di un animale fantastico che trova casa stretto nell’interstizio tra la fabbrica del Gamberini e la nuova estensione del museo progettata da Nio architecten. Le varie emergenze, come l’occhio, l’antenna , la bocca, gli artigli ecc.. sono risolti da grazie a Luca attraverso l’impiego del tubolare verniciato.
Vinto il concorso abbiamo iniziato un lungo processo all’interno delle scuole, la creazione di un animale fantastico per classe, partendo dal gioco con figure geometriche semplici per disegnare l’animale, tubolari in gommapiuma per simulare le movenze dell’animale, un identikit che comprendeva nome, descrizione, abitudini e dieta dell’animale.
La compartecipazione del dipartimento di educazione del Pecci è stata fondamentale, sia nella gestione del progetto che nella mediazione con le sedici classi e per lo svolgimento dei laboratori.

L'ANIMA(LE) DEL MUSEO, ECÒL, Prato, 2023
L’ANIMA(LE) DEL MUSEO, ECÒL, Prato, 2023

La pavimentazione è stata realizzata assieme al liceo artistico Brunelleschi che attraverso un laboratorio, ha partecipato alla stesura della resina bicomponente.
Le strutture invece, ispirate anche queste dai disegni dei bambini e dalle descrizioni dei vari animali, oltre a ricordare una parte dell’animale, si aprono all’interpretazione come giochi non codificati, aiutano la riflessione, l’ingegno e la partecipazione al gioco secondo una serie di regole che i bambini decidono e pattuiscono in maniera estemporanea.
Per noi è stato molto emozionante sviluppare questo progetto, il dipartimento di educazione nasce assieme al museo nel 1988 con i laboratori di “Giocare con L’arte” di Bruno Munari (chiamato anche laboratorio audiovisivo o laboratorio liberatorio). Laboratori ai quali alcuni di noi hanno partecipato proprio quando facevamo le scuole elementari.
Il valore di un progetto di questo tipo crediamo sia da trovare nel fatto che ribadisce con forza che un museo è un luogo dove stare, trascorrere del tempo, dove anche le più giovani generazioni possono esprimersi. Ribadire e ricordare che il museo della città è di tutti ed è per tutti.


Potete raccontarci la vostra esperienza alla Biennale di Venezia all’interno di Unfolding Pavillon con LA SERENISSIMA?

Sembra essere passato molto tempo, siamo stati invitati nel 2018 a partecipare da Davide Tommaso Ferrando e Daniel Tudor Munteanu: il team che curava l’evento.
È stata un’occasione interessante che ci ha permesso di esplorare ed entrare in una delle case di Gino Valle alla Giudecca e di venire a contatto con colleghi della nostra generazione sparsi su tutto il territorio italiano.
Il progetto che abbiamo portato, la serenissima, si trattava appunto di un speculazione tra forma e riflesso, bidimensionalità e tridimensionalità: un tavolino composto da 3 piani in alluminio specchiato, due piani montati a croce per il sostegno, il piano superiore di forma quadrata.
Su questo tavolino erano sistemati una serie di forme naturali, ascrivibili a dei fiori, ricavati però attraverso l’iterazione e la ripetizione di costruzioni geometriche artificiali: volte e spicchi di cupole di chiese veneziane.
Questi elementi, verniciati nel loro intradosso inferiore, restituivano in pianta forme geometriche colorate, proponendo una sintesi tra la pianta e il prospetto, una nuova pavimentazione geometrica.

La Serenissima, ECÒL, Installazione temporanea. Unfolding Pavilion: Little Italy. 16esima Biennale di Architettura, Venezia, 2018
La Serenissima, ECÒL, Installazione temporanea. Unfolding Pavilion: Little Italy. 16esima Biennale di Architettura, Venezia, 2018

Quale progetto vi ha dato più soddisfazione?

Gli inizi sono sempre carichi di entusiasmo, come anche gli ultimi lavori.
Trai primi siamo molto legati al progetto di Shelter n.1 che ha rappresentato una sintesi di una serie di tematiche che ci piacciono e che ci rappresentano: lo spazio pubblico, l’infrastruttura, la comunità che si incontra e l’evento.
Assieme all’associazione culturale abbiamo trasformato questo dispositivo in macchina scenica, riproponendo un festival di cinema “Grande Cinema Chinatown” in lingua cinese e Italiana a sere alterne che si teneva in piazza dell’immaginario.
I due progetti che abbiamo recentemente consegnato, il playground del Centro Pecci e piazza San Bartolomeo invece sono gli ultimi due lavori. Sono molto diversi tra loro ma parlano entrambi di incontro e di città, uno all’interno di un centro per l’arte contemporanea, l’altro nel centro storico della città di Pistoia.

SHELTER #1, ECÒL, Prato, 2018, fotografia di Agnese Morganti
SHELTER #1, ECÒL, Prato, 2018, fotografia di Agnese Morganti

A cosa state lavorando ora?

Stiamo lavorando a progetti molto diversi tra loro, cosa che come accennato spesso ci caratterizza.
Stiamo costruendo una casa unifamiliare, la realizzazione di una nuova casa dal nulla è un tema complesso che stiamo affrontando come un progetto di landscape, un continuo rapporto tra corti aperte e spazi interni.
Stiamo portando avanti la ristrutturazione di un ex magazzino in spazio ricreativo, si tratta quindi di un tema analogo a Basi dove lavoriamo a Prato in un contesto di valorizzazione di spazi industriali in disuso.
Stiamo sviluppando un progetto di arte pubblica sul tema della memoria assieme ad un comune della Val Tiberina (in provincia di Arezzo).
Stiamo lavorando con Urban Center e il comune di Brescia per il potenziamento di due spazi pubblici della città attraverso un processo partecipativo e all’interno della strategia di transizione climatica del comune.
Una gran quantità di impegno ma anche di soddisfazione viene dall’insegnamento che porta avanti Olivia a Syracuse University Florence, dove insegna design studio.


Cosa vi augurate per il futuro?

Ci auguriamo di riuscire a mantenere sempre questo lavoro divertente, entusiasmante e stimolante.
Questo per noi vuol dire continuare ad imparare, sperimentare e fare ricerca, cosa non sempre semplice all’interno della pratica professionale quotidiana, ma che proviamo sempre a mantenere come obiettivo attivo attraverso tutto quello che
facciamo.
Si tratta poi di fare le scelte giuste in termine di possibilità e volontà di crescita, e il giusto bilanciamento tra soddisfazione personale e guadagni, cerchiamo sempre di affrontare il tutto in maniera più serena possibile 🙂

THE CITY OF FEELINGS, ECÒL, Milano, 2021
THE CITY OF FEELINGS, ECÒL, Milano, 2021

Fonti:
ECÒL

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