Daniele De Bon architettura come realizzazione dei sogni

Casa AKH, Daniele De Bon, Belluno (BL), 2023

Testo tratto dall’intervista con Daniele De Bon in data 08/11/2024.

Io mi affeziono un po’ a tutti i progetti, fondamentalmente, perché passando almeno un anno, tra la progettazione e la realizzazione, con i clienti, hai tanti momenti di vita che condividi con loro, dalla coppia che diventa genitori, e quindi devi modificare il progetto… insomma, tante cose che possono succedere.


Come nasce la tua passione per l’architettura? Quando? Dove?

È stato un percorso il mio. Ho studiato all’Istituto d’Arte a Vittorio Veneto – io sono di Belluno e ho studiato a Vittorio Veneto – ho quindi frequentato questa scuola, da ragazzino, perché volevo fare il pittore. Durante il biennio, quando si faceva sia pittura, moda e costume che disegno industriale, avevo visto che, insomma, il mio ramo era più tecnico rispetto a quello della pittura.
Tra l’altro all’interno della scuola c’era una sezione di cinque anni unici di architettura, però io ormai ero già iscritto da un’altra parte. Quello è stato il mio modo di avvicinarmi. Ciononostante, frequentando quell’istituto ho avuto la possibilità di fare tre mesi a Madrid, nello studio di Pepe Leal, che adesso è anche molto importante, infatti ha vinto un premio come miglior interior designer secondo AD nel 2021, se non sbaglio. Diciamo che quella è stata la prima “mazzata” che mi ha fatto dire “questo mondo mi piace!”. È vero che era dell’interior, però mi occupavo anche di tutto quanto. Finita la scuola, iniziata l’università, non ho avuto dubbi, volevo fare architettura.
É stato quasi automatico, e viste le esperienze fatte nel percorso dei studi e l’esperienza lavorativa, ho deciso di iscrivermi ad architettura. La cosa si è confermata tranquillamente nel tempo, perché comunque durante gli anni di studio ho lavorato da un architetto qua a Belluno; sono state quindi delle “conferme”, non c’è stato un momento in particolare, non ho una famiglia che ha dietro degli architetti, però il mio percorso mi ha portato tranquillamente verso quella direzione.

Casa VC, Daniele De Bon, Agordo (BL) 2022 - 2023
Casa VC, Daniele De Bon, Agordo (BL) 2022 – 2023

Da chi e/o da cosa trai ispirazione nel tuo lavoro? Hai un mentore particolare?

Un po’ da tutti, nel senso che mi piace guardare soprattutto ai coetanei, perché siamo noi gli architetti del futuro, siamo giovani, abbiamo trent’anni anni – almeno – da lavorare ancora; anche all’università, quando bisogna fare un progetto, il primo punto è guardare cosa c’è, trarre ispirazione da qualcosa o qualcuno; a me piace farlo sempre anche da coetanei, tramite i social, poiché abbiamo questa fortuna di essere sempre molto aggiornati su quello che viene fatto. Se dovessi nominare qualcuno in particolare, per quello che riguarda la ristrutturazione di interni, mi piace guardare molto appunto a Pepe Leal, dove ho lavorato, che ha uno stile completamente diverso dal mio e da ciò che faccio – in un ambito montano come questo – di cui però ammiro sempre la capacità di collegare tutti gli elementi e creare un contesto che comunque si sposava bene. Mi piace quindi guardare, trarre ispirazione, per poi chiaramente riportarla nella mia realtà.


Qual è stato il tuo primo incarico?

Il primo incarico è stato per una ragazza che conoscevo, che studiava a Udine dove ho studiato io, e che aveva un appartamento di proprietà che doveva collegare con quello del fratello vicino per renderlo un’unica abitazione. Il primo incarico, serio, ufficiale, il primo incarico degno di nota, diciamo così, è stato questo, che è a Calalzo di Cadore, che è una fusione di due appartamenti in un’unica abitazione. È stato pubblicato anche su una rivista, insomma è stato un bel lavoro, devo dire.

Casa LP, Daniele De Bon, Calalzo di Cadore (BL), 2021
Casa LP, Daniele De Bon, Calalzo di Cadore (BL), 2021

Abbiamo visto che ti sei occupato della progettazione del tuo studio di architettura, puoi raccontarci come hai vissuto quell’esperienza?

Il primo anno ero in uno spazio condiviso, con altri due architetti; successivamente, un po’ per sogno personale, un po’ per esigenza lavorativa, ho trovato questo piccolo locale a Belluno, in centro città. Fare il proprio studio è una sfida, perché sei sia cliente che progettista, però ritengo che sia un bel primo biglietto da visita, quando viene qualcuno da me… quando viene un cliente, il primo impatto secondo me è molto importante. L’obiettivo è stato anche quello di creare una zona salottino, dove io presento i miei progetti, tramite lo schermo, quindi non il classico tavolo da sala riunioni, ma qualcosa di più conviviale. Mi piace questo aspetto di essere quasi un “amico” del cliente, perché tu sei lì per aiutarlo, devi realizzare i suoi sogni e i suoi desideri, che siano essi quelli della realizzazione della casa o della ristrutturazione; deve esserci empatia, e per me la scrivania è fredda, quindi un salottino mi piaceva, volevo che fosse un ambiente accogliente. L’obiettivo è stato quello, ed è piaciuto, devo dire. Tra l’altro, però, dal prossimo anno mi sposto perché ci stiamo ingrandendo, e quindi lo dovrò rifare, di nuovo… però poi basta, perché insomma dopo solo due anni…

Studio DB, Daniele De Bon, Belluno (BL), 2023
Studio DB, Daniele De Bon, Belluno (BL), 2023

Com’è nata la commissione per Speakeasy 1920 a Belluno?

Quello è un cocktail bar in centro città; io conosco il proprietario, perché ero stato il presidente in una scuola sportiva e lui era il ragazzo che ci sponsorizzava, si creato un rapporto d’amicizia, e io ero comunque un suo cliente. Aveva l’esigenza di rifare il bancone principalmente, e nell’occasione di fare un po’ il restyling del bar, con budget limitato, anche se cambiare solamente il bancone ha un suo costo. Il nome Speakeasy riporta ai bar del proibizionismo, questi locali nascosti, un po’ tetri, che dove venivano somministrati alcolici quando non si poteva… quindi abbiamo mantenuto un ambiente un poco luminoso, tra virgolette, un po’ tetro, ma con quel misto di tetro elegante richiamando quei materiali tipici della nostra zona, quindi legno, un effetto pietra… É stato per me importante perché mi ha insegnato una cosa in particolare: è giusto che noi architetti mettiamo il nostro, perché è il nostro lavoro, però l’ascolto del cliente è fondamentale, poiché io posso avere le mie idee su un bar, ma che ci lavora è lui; le esigenze lavorative è lui che me le ha dettate, “guarda che io ho bisogno che qua ci sia il lavello, che qua ci sia la stazione per i cocktail”, non potevo essere io a inventarmi e dire “no, mettiamolo qua”, perché poi ci lavora lui dietro. Io metto il mio, giustamente, propongo, però è stato un bell’insegnamento imparare a capire le esigenze del cliente, perché su una situazione piccola come la sua andava incastrato tutto quanto, non si tratta di un bar enorme. É stata una bella sfida.

Speakeasy 1920, Daniele De Bon, Belluno (BL), 2023
Speakeasy 1920, Daniele De Bon, Belluno (BL), 2023

Pensi che conciliare architettura e social sia efficace? Se sì in che modo?

Sono tra quelli che ci crede, reputo che sia un po’ il futuro, secondo me; anche dati alla mano, se vent’anni fa, dieci anni fa, il sito internet era l’elemento chiave… questo c’è ancora ed è importante che ci sia… però le nuove generazioni, ormai io e i miei coetanei abbiamo trentaquattro – trentacinque anni, sono loro che adesso si stanno prospettando verso una ristrutturazione, un acquisto di casa, la costruzione di casa. É una generazione che guarda più il social, perché è più rapido, più intuitivo, quindi io ritengo che sia un’ottima vetrina come professionista, ma anche l’occasione di spiegare il lavoro, le sue problematiche, gli imprevisti di cantiere, come è strutturato un cantiere, perché è importante la figura di un direttore di lavori… insomma, si può veramente creare un mondo dietro il social per comunicare col cliente, cosa apprezzata in realtà, perché quando mi capita di parlare anche con persone meno giovani di noi, queste apprezzano il modo di relazionare che ho tramite il social.


Quale progetto ti ha dato più soddisfazione?

Questa è una domanda difficile, perché io mi affeziono un po’ a tutti i progetti, fondamentalmente, perché passando almeno un anno, tra la progettazione e la realizzazione, con i clienti, hai tanti momenti di vita che condividi con loro, dalla coppia che diventa genitori, e quindi devi modificare il progetto… insomma, tante cose che possono succedere. Io mi affeziono a tutti i lavori in realtà. Che mi ha dato soddisfazione dal punto di vista professionale è stata la ristrutturazione in Nevegal, perché sono stati i primi clienti stranieri, loro venivano dalla Germania, quindi c’è stata la sfida di interloquire e progettare con una lingua non mia. Il risultato è piaciuto e ci piace, però è stata una bella sfida, perché bisognava conciliare abitudini e gusti differenti… perché passiamo da ambito montano, e la casa è in ambito montano, ma con dei clienti che sono nel nord della Germania, da Brema, quindi stile nordico, un po’ più freddino magari… insomma è stata una bella sfida ed è stato soddisfacente riuscire a realizzarlo.

Casa AKH, Daniele De Bon, Belluno (BL), 2023
Casa AKH, Daniele De Bon, Belluno (BL), 2023

A cosa stai lavorando ora?

Diciamo che il grosso ad oggi del mio lavoro sono appartamenti da ristrutturare, il che mi rende felice in realtà perché sono un architetto che pensa che sia importante il recupero del patrimonio edilizio, più che la nuova edificazione: ben venga la sfida di una nuova costruzione da zero, perché è professionalmente una sfida e comunque qualcosa che tutti si sognano di fare… siccome, almeno dove siamo noi, siamo pieni di appartamenti, se non edifici, in pessimo stato, sono contento quando qualcuno dice “no, ristrutturo, mi ampio, metto insieme due appartamenti”, piuttosto che dire “no, lo lascio là chiuso e vado via”. Quindi il grosso sono sempre molti appartamenti. Dopo sono entrato, tra virgolette insomma, con un franchising di palestre, è una linea di Belluno che ha tre sedi e stiamo progettando adesso le prossime due… è un settore che è completamente nuovo per me, ed è comunque interessante perché devi guardare alla fruizione della palestra, il che è fondamentale… però al giorno d’oggi le palestre stanno diventando delle boutiques, non è più il locale freddo lo scantinato, “metto gli attrezzi e mi alleno”. Anche la parte di palestra pesi sta diventando un’area che mira molto al wellness, alla salute, al relax, all’attività fisica, e la componente di design, di progetto, di finiture ha il suo peso. Insomma, questo è un progetto nuovo e mi piace come sta andando, richiede tempo e tanta velocità… perché i franchising hanno tempistiche un po’ strette, però è una bella sfida.


Cosa ti auguri per il futuro?

Un mio sogno è fare un lavoro all’estero, perché il primo contatto internazionale è stato qua in Italia e mi piacerebbe un giorno avere la possibilità di fare un progetto, a prescindere da cosa sia… perché mi piace anche la parte del mio lavoro di poter variare, non dire “faccio solo residenziale”. No, faccio residenziale, faccio il commerciale, faccio il direzionale, interni, esterni… è il bello del nostro lavoro. Secondo me, quindi, a prescindere da cosa sia mi piacerebbe avere la possibilità di fare un lavoro all’estero. Dopo il mio augurio è chiaramente di continuare così. Sono contento di come sta andando, lo studio sta crescendo, infatti adesso siamo in due, da gennaio saremo in tre… quindi insomma sta andando tutto bene e mi auguro che continui così fondamentalmente.

Opportunity srl, Daniele De Bon, Vazzola (TV), 2023
Opportunity srl, Daniele De Bon, Vazzola (TV), 2023

Fonti:
Daniele De Bon

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